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Da: La regione, 22.02.2008, pagina 3 

 

Violenza giovanile, prima riunione del gruppo operativo


‘Si tratterà anzitutto di avere un quadro dettagliato del fenomeno in Ticino’

Il primo passo? «
Avere un quadro del fenomeno della vio­lenza giovanile nel cantone: dove in particolare e come si ma­nifesta, la fascia d’età a ri­schio...
» . Così il procuratore pubblico Antonio Perugini, coordinatore del gruppo opera­tivo istituito di recente dal Consiglio di Stato sul problema del disagio e della delinquenza giovanile in Ticino riunitosi ieri per la prima volta. Una fo­tografia aggiornata e dettaglia­ta della situazione in funzione della quale sarà poi possibile definire e proporre al governo « misure di immediata applica­zione e misure di intervento sul medio/lungo termine », spiega il magistrato. Il fenomeno non va solo affrontato in termini re­pressivi. C’è anche l’aspetto della prevenzione. « Si tratterà quindi di individuare le cause di certi comportamenti violenti » , osserva Perugini.
Tenutasi a Bellinzona, la riu­nione ( aperta dal saluto del capo del dipartimento Istitu­zioni
Lugi Pedrazzini), è co­minciata alle 14 ed è terminata verso le 18. Perugini: « Abbia­mo definito una metodologia di lavoro ma anche un calendario di sedute abbastanza fitto » . Il mandato assegnato dal gover­no al gruppo durerà un anno. Oltre a Perugini, fanno parte del team il magistrato dei mi­norenni Reto Medici, Pierluigi Vaerini ( Polizia cantonale), Marco Galli ( Ufficio giovani­Dss) e Franco Lazzarotto (scuola).

 

 

Da: La Regione, 20.02.2008, pagina22

 

Antenne contro il disagio sociale
Il Municipio di Tenero-Contra verso l’assunzione, a tempo parziale, del suo primo operatore


Aiuto e consulenza a giovani, famiglie e anziani che vivono situazioni di disa­gio sociale e/o economico; intervento a favore di persone in difficoltà, «
fornendo una prima risposta ai bisogni e attivando le risorse e i servizi necessari »; collabora­zione con la rete dei servizi esistente « per rendere sempre più puntuali ed effi­caci le risposte al disagio sociale, coordi­nando gli interventi »; e assunzione di casi di curatela e tutela, in collaborazio­ne con la Commissione tutoria regiona­le di Minusio. Queste le mansioni che a Tenero-Contra verranno svolte – ini­zialmente un giorno a settimana – dall’o­peratore sociale che a breve termine verrà assunto (o assunta) dal Comune. Il concorso, bandito di recente, ha suscita­to un notevole interesse, tanto che le can­didature inoltrate erano state più di 20. Nei prossimi giorni una delegazione municipale incontrerà i primi candidati selezionati. L’idea di introdurre una fi­gura simile era stata portata in Munici­pio dalla capodicastero socialità Bruna Mariotti Cattori. Su quell’onda l’Esecu­tivo aveva deciso di inserire a preventivo 2008 una posta di 20 mila franchi, poi ap­provata di buon grado dal Consiglio co­munale. « Confermo che la procedura d’assunzione è ben avviata – dice il sinda­co Paolo Galliciotti a laRegione Ticino
e ricordo che i motivi in base ai quali è se­condo noi necessario introdurre questa funzione (benché per ora soltanto al 20 per cento) sono essenzialmente due. In pri­mo luogo assistiamo ad un aumento dei costi sociali, ma l’impressione è che si pos­sa arrestare questa tendenza creando un mediatore che possa aiutare alcuni cosid­detti
“casi sociali” ad integrarsi, e che a monte verifichi se chi beneficia dell’assi­stenza sociale perché non lavora fa tutto quanto è in suo potere per trovare un’occu­pazione ». Secondariamente, prosegue Galliciotti, « sappiamo che ci sono situa­zioni critiche o potenzialmente difficili che se affrontate sul nascere possono esse­re risolte. Parlo di casi sociali correlati al disagio giovanile, e provocati magari da “vuoti” che si possono creare dopo la fine della scuola dell’obbligo, in mancanza di una pronta opportunità di apprendistato. Crediamo che la presenza di una persona attenta a queste situazioni possa rivelarsi di grande importanza sia per il singolo individuo, sia per l’ente pubblico ».
In questi anni – si legge nel commento alla posta di 20 mila franchi inserita a preventivo – «
sempre più Comuni hanno sentito l’esigenza di disporre di un opera­tore sociale per cercare di dare una rispo­sta al disagio sociale che spesso porta al disagio economico e quindi all’assi­stenza ». L’intenzione è effettuare, con il primo operatore sociale assunto al 20 per cento, un periodo di prova di 1­2 anni. Poi « saremo in grado di valutare se la scelta di far capo a questa figura ha avuto un esito positivo ».
Dopo 20 anni a Locarno

Ricordiamo infine che lunedì prossi­mo 25 febbraio il Consiglio comunale di Locarno sarà chiamato a pronunciarsi sulla mozione di Elena Zaccheo (Plr) e confirmatari per l’istituzione dell’opera­tore di prossimità. Un tema di cui a Lo­carno si parla ormai da un ventennio
(già nel 1998 vi era stata una mozione della Sinistra) e che ora sta finalmente per andare in porto, considerato che da parte commissionale è già stato dato il via libera e che il Municipio ha inserito nei preventivi di quest’anno un importo di 40 mila franchi appunto per l’attività di un operatore di prossimità, come ri­chiesto anche in un rapporto favorevole emesso dal Gruppo operativo perma­nente sul disagio giovanile. All’iniziati­va dovrebbero contribuire anche altri Comuni della regione, nel frattempo coinvolti per la sinergia che la nuova fi­gura dell’operatore comporta nell’ambi­to del progetto pilota “Mentoring”, por­tato avanti dal Cantone in collaborazio­ne con la Città di Locarno e la Pro Ju­ventute, facendo capo al Fondo naziona­le dell’oro in esubero. d.mar.

 

Da: Il Mattino della domenica, 17.02.2008

 

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 17 febbraio 2008
La volontà di tre $inistri non è quella della gente

I soliti noti si lanciano nell’ennesima presa in giro del cittadino contribuente: la raccolta di firme, organizzata naturalmente dalla sinistra e dal direttore del rossissimo soccorso operaio, a favore della famiglia ucraina illegalmente entrata dal Lema.
Siamo dunque alle solite: per la famiglia entrata illegalmente (e recidiva), che non ha alcun diritto all’asilo in quanto non proviene da un paese a rischio, ecco che i compagni si mobilitano. Naturalmente – tanto per fare un esempio – per gli anziani ticinesi in difficoltà i compagni non si mobilitano affatto, e la tredicesima AVS non la vogliono dare. Ma nemmeno si mobilitano per le famiglie ticinesi. Tanto per dirne una, la Consigliera di Stato socialista si rifiuta di ripristinare l’anticipo alimenti per le madri separate.
 
Presa in giro
E’ quindi con una bella dose di fastidio che il ticinese medio assiste alla raccolta di firme, naturalmente – ma guarda un po’ – ben supportata dai media - a vantaggio di chi insiste nel pretendere una prestazione (l’asilo) pur sapendo perfettamente di non averne diritto. Mobilitazione mirata a creare un precedente, da poi usare come grimaldello per scassinare la legge sull’asilo voluta dal popolo. Se si comincia a dire di sì ai rifugiati economici, allora non si potrà più respingere nessuno; e la legge sull’asilo andrà a farsi benedire.
Del resto, i sostenitori ad oltranza degli asilanti illegali sono poi gli stessi che con le loro azioni e iniziative si mettono per traverso alle espulsioni, sempre a norma di legge, dei NEM, ossia i richiedenti l’asilo nei cui confronti è stata emanata una decisione di non entrata in materia, e che devono pertanto lasciare il paese. Espulsioni che come ben sa chi in polizia se ne occupa, sono spesso lunghe e difficoltose. Poi ci si chiede come mai gli asilanti spacciatori sono sempre qui...

Firme e cifre
Comunque la raccolta di firme per conferire l’asilo a delle persone che non ne hanno diritto, è un esercizio a puro uso interno. Le firme raccolte sono meno di 800; ricordiamo che la petizione per salvare l’ospedale italiano, tra i cui promotori figurava la Lega, di firme ne ha raccolte in breve tempo oltre 20mila. Questo tanto per avere un termine di paragone.
Certamente la raccolta di firme orchestrata dai compagni non rispecchia la volontà del paese, e basta fare una breve inchiesta in qualsiasi luogo pubblico della Repubblica e Cantone per rendersi conto di come la pensa la gente sulla permanenza in Svizzera della famiglia ucraina.
Del resto, la larga maggioranza della popolazione ticinese, nel caso qualcuno l’avesse dimenticato, ha votato la nuova legge sull’asilo volta a renderci meno attrattivi per i finti asilanti. La popolazione ticinese di certo non è contenta di vedere la sua volontà continuamente boicottata dai soliti noti: qualcuno farebbe bene a rendersi conto che il fatto di indossare un saio monacale non gli dà un diritto al sabotaggio.

Tanto per una volta...
Nel caso specifico, tuttavia, quella che di solito per il Ticino è una sfortuna si trasforma in una fortuna: ossia, il fatto che a decidere sarà Berna. Che, essendo lontana e vedendo pertanto le cose più chiaramente, non mancherà di dare il giusto seguito al principio della parità di trattamento, evitando di fare eccezioni che non hanno alcuna giustificazione e che porterebbero a conseguenze deleterie sul piano internazionale. Perché il messaggio che passarebbe, all’indirizzo di tutti i falsi asilanti, sarebbe: «venite tutti da noi e fate un po’ di gazzarra mediatica che vi accogliano».
E, diveramente dal Consiglio di Stato, Berna non mancherà neppure, crediamo, di rendersi conto che la volontà di tre $inistri e un frate non è quella della popolazione ticinese.
Intanto invitiamo i cittadini giustamente indignati da questa vicenda a continuare a farsi sentire tramite lettere ai giornali. Tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio. Oppure – perché no? – ad organizzare una controraccolta di firme.

 

Da: Il Caffé della domenica, 08.07.2007

 

La società / Sì… ritorna la voglia di matrimonio


di Patrizia Guenzi

In controtendenza nazionale in Ticino cresce il numero di unioni. Anche di seconde nozze

 BELLINZONA - Matrimoni su, divorzi giu. Contrariamente al trend della maggior parte dei cantoni elvetici, i ticinesi - stando alle ultime statistiche dell’Ufficio federale - continuano a salire accoppiati gli scalini del municipio o della chiesa per unirsi in matrimonio. Lo scorso anno, infatti, ne sono stati celebrati 1’646, trentaquattro in più rispetto al 2005. Intanto, si registra pure un leggero calo di divorzi, “soltanto” 762 nel 2006, rispetto agli 822 dell’anno prima. Uno su tre non è alla prima esperienza coniugale.
Tuttavia, l’altalena dei “sì” e dei “basta!” continua e continuerà in eterno. Finché uomini e donne non smetteranno di riporre tante aspettative in un’unione. In sostanza, è ciò che pensa il sociologo e professore all’Università di Ginevra Sandro Cattacin che spiega al Caffè: “Uomini e donne non smettono e non smetteranno mai di sposarsi, di credere all’amore eterno”. E chissà se il leggero aumento dello scorso anno, seppur in pochi cantoni elvetici, possa far ben sperare… “È ovviamente presto per dire se questo sarà un trend che proseguirà negli anni a venire - premette Sandro Cattacin -. Tuttavia, c’è comunque una certa stabilità nel numero dei matrimoni celebrati nel nostro Paese”. C’è anche chi sostiene che se nell’Ottocento il matrimonio era un “affare”, dove l’amore c’entrava poco o niente, ai giorni nostri è una bella fregatura. “Una volta ci si sposava con un progetto ben preciso - spiega il professore di Ginevra -: ovvero, fondare una famiglia, difenderla dai pericoli, costruire una casa, crescere dei figli che a loro volta avrebbero fatto altrettanto. Poi, l’avvento del Romanticismo ha portato i guai”.
Il fatto è che quando si convola a nozze, un consistente numero di illusioni, di belle speranze sulla vita futura, fanno parte del “rito”. Ma il disastro è dietro l’angolo. “Avviene quando, in sostanza, i due coniugi ripongono troppe aspettative nella loro coppia”, spiega Cattacin. Pensa, e ci crede davvero, che sarà per sempre, che a lui, o a lei, non potranno mai rinunciare. “Tutti gli studi sociologici lo confermano - riprende Cattacin -: più proiezioni romantiche facciamo e più rischiamo di sovraccaricare il nostro fardello dei disinganni”. Sarà quindi un attimo sentirsi delusi dal nostro partner, se non totalmente almeno in parte, e filare dritti dall’avvocato per iniziare la pratica di divorzio. Forse, dunque, c’è meno romanticismo e più realismo visto che le unioni tengono di più.
Comunque sia, all’amore eterno è difficile rinunciare. Infatti, c’è chi ci riprova. Seppur con un divorzio alle spalle, ritenta. Infatti, un terzo delle coppie convolate a nozze in Svizzera nel 2006 non era alla prima esperienza matrimoniale: su 39’800 unioni, in 13’600 uno dei due coniugi era già stato sposato in precedenza (una donna su cinque e quasi un uomo su quattro). “Un dato tutto sommato confortante - commenta il professor Sandro Cattacin -. Significa che all’amore si continua a credere. Sempre e comunque”.
Se per i matrimoni, il Ticino, con un leggero aumento si pone leggermente in controtendenza rispetto al resto del Paese, dove sono stati celebrati 39’817 nel 2006 e 40’139 nel 2005, per quanto concerne i divorzi, invece, il nostro cantone è in perfetta sintonia: 762 nel 2006, mentre erano 822 nel 2005. Un calo abbastanza generalizzato in tutta la Svizzera dove, lo scorso anno, 20’981 unioni si sono disfatte, 351 in meno rispetto al 2005 (il livello del 1999, prima dell’introduzione del nuovo diritto in materia di divorzio, gennaio 2000).

40.820
nozze
i matrimoni in Svizzera nel 1995; 39’817 nel 2006

18.383
divorzi
i divorzi in Svizzera nel 2006 con un accordo completo delle due parti

51,7%
stima
la quota stimata di divorzi per il futuro sulla base delle abitudini attuali della popolazione

 

 

 
 

Da: Il Caffé della domenica, 28.01.2007

David / ‘Picchiato a sangue da mia moglie’

di Patrizia Guenzi

SION - Calci, pugni, graffi, morsi e frustate col battipanni. Non solo. Insulti, ingiurie, oltraggi e offese spesso peggiori delle botte stesse. Così per mesi e mesi. Fino a quando, nel luglio del 2005, la vittima dice basta. Non si ribella mai, non reagisce, ma chiede il divorzio. Dalla sua, la certezza di averle provate tutte e la sicurezza che, ormai, non ci sia più salvezza per quel matrimonio che sta andando a rotoli. Sin qui, una storia come tante. In fondo, unioni in cui uno dei due coniugi si trasforma in una sorta di “punching-ball” per l’altro, disgraziatamente non sono una rarità. La vittima, quasi sempre è lei, moglie, compagna, madre che sia, la donna insomma. In questa vicenda, invece, quest’ultima si è trasformata in carnefice. Ossia è lei che s’avventa contro il lui di turno. Senza una ragione precisa. Così, da un giorno all’altro, come una belva arrabbiata che per un nonnulla tira fuori le unghie. “Bastava che mettessi qui una scatola di biscotti anziché lì”, dice laconico David, 32 anni, assistente sociale, seduto nel suo piccolo monolocale, ammobiliato a buon mercato, mentre fa il gesto di spostare un bicchiere sul tavolino.
Eppure David - tuttora seguito da uno psicologo - che preferisce mantenere l’anonimato, è in buona compagnia. Secondo recenti statistiche, effettuale in Svizzera tedesca sul tema della violenza domestica, una persona picchiata su dieci è maschio. Ora, a poco più di un anno dalla conclusione del suo calvario, gli rimane l’amarezza, lo sconcerto, l’incredulità di essere stato protagonista di una storia che continua a giudicare assurda. E non lo consola certo il fatto che l’ex moglie, nel dicembre 2005, sia stata condannata per vie di fatto e ingiurie con una multa di 400 franchi e la condizionale di due anni. “È poco - ammette -, certo, quando è l’uomo il colpevole si va giù molto più pesante. Ma non farò ricorso. A me importava che riconoscesse di avermi picchiato e insultato”. La donna, davanti ai giudici, ha spiegato che attraversava un periodo difficile (aveva da poco perso l’affidamento delle due figlie di un precedente matrimonio). Inoltre, sempre secondo lei, David la sminuiva in continuazione e non l’ascoltava mai.
La coppia, si era conosciuta nel 1999. I primi tre anni tutto è filato liscio. Niente che lasciasse presagire alcunché di anomalo nella donna, più grande di sei anni e impiegata in un ristorante i cui datori di lavoro la giudicavano eccezionale. Il matrimonio nel 2002 e due anni ancora tranquilli. “Tutto ha avuto inizio nel dicembre 2004 - ricorda David -. Di colpo, come se fosse in preda a delle crisi d’isteria. Non potevo più né dire una parola, né fare un gesto. Inutile chiederle la ragione. Ma pensavo: passerà, vedrai che passerà”. Poi, una sera del luglio 2005, rientrando dal lavoro, David trova tutte le sue cose sul pianerottolo. “Proprio come nei film - conferma -. Vestiti, scarpe, dischi, libri ammassati, buttati là in malo modo. E di rientrare nell’appartamento neanche a parlarne”.
A rendere questa storia ancora più incredibile è che il protagonista sia un omone, grande, grosso e tutto d’un pezzo. Un vallesano purosangue, uno di quelli che, a vederlo, non penseresti mai che le possa prendere da chicchessia. Men che meno da una donna. I suoi amici, infatti, quando David ad un certo punto, sfinito e deluso, parla loro della sua situazione, gli consigliano di dare alla moglie “una bella lezione”. “Proprio così - spiega l’uomo -. Mi dicevano: dalle una valanga di botte e vedrai che la smette”. Ma per David era escluso. Mai aveva messo le mani addosso a qualcuno. Soltanto una volta, adolescente, durante una partita di hockey, ha volutamente voluto far del male ad un compagno. “Da lì mi sono ripromesso di non più ricascarci”, commenta serio.

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