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Da: Corriere del Ticino, 26.03.08, pag 44

L’anima gemella si cerca con la genetica
Esplode negli Stati Uniti il mercato dei test di DNA per trovare affinità elettive


Per mille dollari è oggi possibile acquistare «test fai da te» per ottenere un’analisi genetica dei propri tratti caratteriali ed entrare in contatto con persone simili


WASHINGTON Il socratico «co­nosci te stesso» non è più una questione di filosofia. E’ un bene di consumo, almeno negli Stati Uniti. Alla propria identità si può oggi approdare per via scientifi­ca, e sta diventando una voce di mercato. Si stanno cioè moltipli­cando le offerte di «test persona­lizzati » del dna, o, per essere più corretti, l’offerta di «servizi di ge­netica personalizzatà». Per999 dollari, o anche meno, è possibi­le farsi mappare il proprio codice genetico. Non una mappatura completa, perché un servizio di quel tipo richiede costi ancora inaccessibili (oltre il milione di dollari). Ma per una mappatura parziale si può ricorrere ai test fai­da- te messi in vendita da una del­le venti e più società oggi attive in questo settore, e chiedere per esempio un test sulle malattie, op­pure un test sul carattere, ed ec­co che nel giro di pochi giorni la società è in grado di fornire una risposta dettagliata, e genetica­mente corretta. Grazie alle ultime tecniche messe a punto dalla ri­cerca, test personalizzati del pro­prio dna sono in grado oggi di ri­levare per via genetica a quali ma­­lattie un individuo sia genetica­mente esposto, oppure quali sia­no i tratti genetici portanti del suo carattere, addirittura se lui sia po­tenzialmente esposto all’utilizzo didrogheoppureno. Lesocietà in grado di offrire questi servizi sono già una ventina, e si stanno già specializzando. Ci sono quel­le come la californiana «23an­d ME » che si prefigge di selezio­nare una vera e propria comuni­tà di persone mappate, fornendo poi loro la possibilità di mettersi in contatto l’una con l’altra su un ap­posito blog. Ci sono quelle come la «Knome» (contrazione di «know me», conosco me stesso) che vendono servizi per mappare l’intero codice genetico di una persona. Ci sono società come la Scientific-Match.com che, rivol­te ad un «target» più popolare, of­frono servizi test per analizzare quali sono i tratti genetici per quanto riguarda il colore degli oc­chi, oppure l’obesità, oppure le re­attività a determinati farmaci. Il vero «core business» è quello di mappare i tratti genetici del carat­tere di un individuo (aggressivi­tà, ansia, altruismo)e così fornire al cliente la possibilità di metter­si in contatto con persone geneti­camente compatibili.

Da: Corriere del Ticino, 29.03.08, pag 19

TRIBUNA LIBERA
NO
COMANDANTE, NON ACCETTATE GLI INSULTI!
IGNAZIO MARIA CLEMENTE*

M
i riferisco al commento di Roma­no Piazzini sul Corriere del Ticino di ieri, 28 marzo, e alle sue conclu­sioni propense alla tolleranza e all’assen­za di provvedimenti in caso di insulti e mi­nacce proferite (nel caso illustrato: da ado­lescenti) ad agenti di polizia.
Dissento. Il Comandante chiama in causa tre categorie di persone, adducendo che una repressione (anche limitata all’azione lega­le) si scontrerebbe con l’ira dei genitori, quella dei rispettivi avvocati e non giove­rebbe al cittadino di buon senso.
Sono genitore, avvocato e cittadino eppu­re dico tre volte no all’edulcorazione pro­posta dal Comandante. La buonistica ac­cettazione dell’insulto non è mai segno di civiltà. Costituisce al contrario – se provie­ne dall’autorità – una confondente e peri­colosa dimostrazione di debolezza, e dun­que di potenziale connivenza. Non si insul­ta né il poliziotto, né il docente, né l’arbi­tro in campo.
Mi preoccupa il segnale lanciato dal Co­mandante
proprio in un momento in cui la nostra comunità è chiamata ad un do­loroso compito di riflessione per i noti fat­ti di violenza giovanile degli ultimi mesi. Se vogliamo recuperare i valori andati per­si occorre andare alla fonte del comporta­mento deviante e antisociale. Non ha sen­so intervenire con psicologi e gruppi di la­voro sui fatti di sangue, se lo Stato stesso (che l’agente rappresenta) non dimostra di credere fermamente nella necessità di sra­dicare sul nascere proprio quegli atti di in­civiltà, maleducazione, arroganza e preva­ricazione che altro non sono che l’antica­mera della violenza fisica.
Il Comandante teme l’intasamento della Magistratura e paventa l’inefficacia di un procedimento penale. Sull’intasamento, non vedo il problema, atteso che l’emanazione di un decreto d’accusa (o di analogo prov­vedimento nel diritto penale minorile) non richiede un’istruttoria ciclopica. Sull’effet­to deterrente, garantisco che per il cittadi­no avere la fedina penale macchiata ha an­cora
un peso. Se poi si tratta di minorenni si ha in più l’educativo effetto di coinvolgi­mento dei genitori, obbligati a riflettere. Il cittadino si sente insicuro e ha bisogno di risposte chiare e adeguate dalle forze del­l’ordine. Il genitore deve poter contare sul­la solidarietà dello Stato nel momento in cui condanna certe modalità di comporta­mento.
Lo stesso vale per il corpo insegnante. E se servisse un giro d’orizzonte come cartina di tornasole, basti pensare che nessuno di noi si azzarderebbe a proferire un mezzo «vaf­fa » a un carabiniere in Italia. No, Signor Comandante, non fatevi insultare. Questo atteggiamento non giova a nessuno, e in­vece mina l’autostima e la motivazione de­gli agenti, a livello cantonale come pure co­munale. Agenti che vedo più sensatamen­te impegnati sul territorio nel contenere fo­colai di delinquenza giovanile che non col taccuino delle multe in mano.
* avvocato, Minusio

Da: La regione, 27.3.08, pag 11 

 

‘È un danno alla coesione nazionale’
I presidenti dei sei partiti ticinesi si appellano al Consiglio federale


Il Consiglio federale intervenga urgente­mente presso i vertici delle Ffs affinché ac­cettino la richiesta di precise garanzie avan­zata dagli operai delle Officine. I sei presi­denti dei partiti ticinesi rappresentati in Gran Consiglio hanno preso carta e penna ed hanno scritto a Berna una lettera aperta (con copia al Consiglio di amministrazione dell’ex regia ed ai media) per ribadire quan­to grave sia il danno alla coesione nazionale causato dal piano di ristrutturazione previ­sto per lo Stabilimento industriale cittadino.
Giovanni Merlini ( Plr), Giovanni Jelmi­ni ( Ppd), Manuele Bertoli ( Ps), Giuliano Bignasca ( Lega), Pierre Rusconi (Udc) e
Sergio Savoia (Verdi)
sottolineano come la delicata questione « abbia portato alla luce un problema che travalica chiaramente il confronto aziendale, assumendo una valenza politica di dimensioni significative, che il Consiglio federale non può non considerare ». La politica è quindi più che mai a fianco delle maestranze. I presidenti di partito par­lano apertamente di crisi sociale e di messa in pericolo della coesione nazionale. Perché, scrivono al proposito, la Svizzera italiana « non può rimanere senza reagire di fronte a scelte che a noi risultano incomprensibili, sia dal profilo dell’attenzione che la Confederazio­ne e le sue aziende debbono prestare alla loro presenza su tutto il territorio nazionale, sia dal profilo delle esigenze dell’azienda ferro­viaria relativamente al suo posizionamento su uno degli assi europei più importanti ». Un grave danno quello arrecato al federalismo, osservano ancora, come testimoniato dalla massiccia solidarietà di un Cantone intero e del Grigioni italiano raccolta dai 420 dipen­denti che rischiano di perdere il loro posto di lavoro. Per Merlini, Jelmini, Bertoli, Bigna­sca, Rusconi e Savoia è necessario « passare presto ad una vera trattativa sul futuro dello Stabilimento industriale di Bellinzona, come proposto il 19 marzo dal consigliere federale Leuenberger dinanzi alle Camere. Per iniziare questo dialogo sono però necessarie delle ga­ranzie, affinché la trattativa possa svolgersi in un clima di fiducia reciproca ». Infine l’invi­to al Consiglio federale: « Pur consci del fatto che l’attuale contesto giuridico limita i compi­ti dell’autorità politica alla definizione degli obiettivi imprenditoriali delle Ffs – affermano i sei presidenti di partito –, lasciando all’a­zienda, quindi al suo Consiglio di ammini-s­trazione, le scelte operative, vi chiediamo di voler intervenire sugli organi aziendali affin­ché accettino le richieste di garanzia avanzate dai lavoratori durante l’incontro del 24 mar­zo, già ridimensionate rispetto a quanto chie­sto in partenza ».

" La Giustizia familiare è una culla di illegalità e sopraffazione: la famiglia è un'isola che il Diritto dovrebbe solo lambire, ma a cui la giurisprudenza impone regole che la lasciano in balia del più criminale fra i due genitori.

Sull'"interesse" del minore alligna un sistema autoreferenziale che ne gestisce il disagio attraverso regole destinate a perpetuarlo ricorsivamente

IL SISTEMA SOCIOGIUDIZIARIO CHE GESTISCE IL CONFLITTO CONIUGALE E' UN SISTEMA ABUSANTE DEI MINORI "

" L'ARTE DELL' "ANDARE OLTRE" IL MOBBING GENITORIALE. UNA IMPRESA IMPOSSIBILE MA DA PERCORRERE PER MANTENERE NEL TEMPO IL RAPPORTO CON I PROPRI FIGLI E GARANTIRE LORO UN MODELLO DI SOLIDITA' E STABILITA' "

" Le patologie che insorgono nel genitore mobbizzato dall'ex partner che vuole espropriarlo, a fini di vendetta o di vantaggio economico, della sua genitorialità e dei rapporti con il figlio. Il danno che ne consegue, un danno psicologico e fisico spesso non indifferente, deve diventare uno dei danni risarcibili in sede legale. Il mobbing genitoriale è responsabile di un numero imponente di patologie che possono arrivare fino al prodursi di eventi omicidiari e suicidiari. Fermate questa strage. "

dichiarazioni del DR Gaetano Giordano su http://mobbing-genitoriale.blogspot.com/

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