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Studio: sussidi o prestiti?

Da: Corriere del Ticino, 21.03.08, pag 11

 

Studio: sussidi o prestiti?
La forma di aiuto ai giovani divide il PPD e il PS


Berna punta all’armonizzazione dei criteri per la con­cessione di borse di studio. I popolari democratici chie­dono di limitare i finanziamenti a fondo perduto, pun­tando su quelli da rimborsare. I socialisti il contrario

Per aiutare i giovani studenti il Cantone deve privilegiare il sus­sidio a fondo perso o il prestito da rimborsare? È questo uno dei principali interrogativi posti nel­la procedura di consultazione sul progetto di Accordo intercanto­nale sull’armonizzazione dei cri­teri per la concessione delle bor­se di studio. Una domanda alla quale il Partito socialista e il Par­tito popolare democratico rispon­dono in maniera diametralmen­te opposta. Secondo il PS «il pre­stito deve essere considerato complementare all’assegno» e questo perché, pigiare eccessiva­mente il piede sull’acceleratore dei prestiti «porterebbe gli stu­denti ad accumulare debiti che potrebbero ostacolare i percorsi professionali già resi difficili da salari sempre meno interessanti e confrontati a costi della vita co­stantemente in crescita». Il PPD, per contro, invita a valorizzare i prestiti «laddove si prevede un’estensione dei criteri di ero­gazione e quindi un aumento dei contributi finanziati dal Canto­ne. In pratica – si legge nella pre­sa di posizione dei popolari de­mocratici – si dovrebbe ricorrere più frequentemente al mix di bor­sa e prestito». Sarebbero poi op­portuni dei distinguo: «Per talu­ne tipologie di studenti il Canto­ne dovrebbe limitarsi al solo pre­stito. L’esperienza insegna che quest’ultimo favorisce la respon­sabilizzazione degli studenti, sen­za incrementare il livello di soste­gno pubblico. La partecipazione dello Stato potrà essere migliore e giusta solo se sosterrà quei can­didati che daranno garanzie di un impegno pieno e costante».
Ogni anno sono oltre 6.000 le ri­chieste che per una borsa di stu­dio. Grossomodo la spesa per il Cantone, che il PPD sottolinea trattarsi di «un investimento», su­pera i 20 milioni di franchi (15 al­lavoce sussidie 5 a quella presti­ti). Ma definire le borse di studio un investimento, non significa che per il finanziamento non debbano esserci degli argini che non vanno superati: «Anche il fi­nanziamento della formazione ha dei limiti. La partecipazione dello Stato potrà essere migliore e giusta solo se sosterrà quei can­didati che daranno garanzie di un impegno pieno e costante. Vice­versa, non deve privarsi delle già scarse risorse per finanziare co­loro che non danno prova di mo­tivazione e serietà negli studi».
PPD e PS sono per contro unani­mi­nel sostenere il processo di ar­monizzazione
che permette l’at­t­uazione della parità di trattamen­to in tutti e 26 i Cantoni.
Ma il PPD chiede al Dipartimento dell’edu­cazione,
Ogni anno il Cantone spende/investe oltre 20 milioni di franchi.
La riforma potrebbe portare ad un incre­mento del 20-30%

della cultura e dello sport (DECS)di calcolare l’esatto impat­to delle riforme avanzate da Ber­na con l’accordo in discussione. Secondo una stima dell’ Ufficio borse di studio il Ticino potrebbe essere confrontato ad un aumen­to di spesa di circa 6 milioni (20­30% rispetto al budget attuale). In­somma, anche se siamo nel cam­po dell’aiuto ai giovani, occorre «prudenza».
Il PS, per contro, non concorda con la regola dell’età massima di 35 anni per poter usufruire degli assegni di studio e, in questo con­testo, torna alla carica criticando il limite dei 40 anni adottato dal Cantone qualche anno fa al capi­tolo «discutibili provvedimenti di risparmio». Per i PPD il limite va invece mantenuto, prevedendo però delle eccezioni per «le don­ne che intendono intraprendere una formazione in età adulta do­po lo stop dell’attività lavorativa per dedicarsi alla famiglie e al­l’educazione dei figli».
gi.ri.




IMPEGNO Ogni anno il Cantone riserva 15 milioni di franchi per as­segni e 5 milioni per prestiti di studio.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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