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Da: Caffé della domenica, 08.07.2007

La società / Sì… ritorna la voglia di matrimonio



di Patrizia Guenzi

In controtendenza nazionale in Ticino cresce il numero di unioni. Anche di seconde nozze

BELLINZONA - Matrimoni su, divorzi giu. Contrariamente al trend della maggior parte dei cantoni elvetici, i ticinesi - stando alle ultime statistiche dell’Ufficio federale - continuano a salire accoppiati gli scalini del municipio o della chiesa per unirsi in matrimonio. Lo scorso anno, infatti, ne sono stati celebrati 1’646, trentaquattro in più rispetto al 2005. Intanto, si registra pure un leggero calo di divorzi, “soltanto” 762 nel 2006, rispetto agli 822 dell’anno prima. Uno su tre non è alla prima esperienza coniugale.
Tuttavia, l’altalena dei “sì” e dei “basta!” continua e continuerà in eterno. Finché uomini e donne non smetteranno di riporre tante aspettative in un’unione. In sostanza, è ciò che pensa il sociologo e professore all’Università di Ginevra Sandro Cattacin che spiega al Caffè: “Uomini e donne non smettono e non smetteranno mai di sposarsi, di credere all’amore eterno”. E chissà se il leggero aumento dello scorso anno, seppur in pochi cantoni elvetici, possa far ben sperare… “È ovviamente presto per dire se questo sarà un trend che proseguirà negli anni a venire - premette Sandro Cattacin -. Tuttavia, c’è comunque una certa stabilità nel numero dei matrimoni celebrati nel nostro Paese”. C’è anche chi sostiene che se nell’Ottocento il matrimonio era un “affare”, dove l’amore c’entrava poco o niente, ai giorni nostri è una bella fregatura. “Una volta ci si sposava con un progetto ben preciso - spiega il professore di Ginevra -: ovvero, fondare una famiglia, difenderla dai pericoli, costruire una casa, crescere dei figli che a loro volta avrebbero fatto altrettanto. Poi, l’avvento del Romanticismo ha portato i guai”.
Il fatto è che quando si convola a nozze, un consistente numero di illusioni, di belle speranze sulla vita futura, fanno parte del “rito”. Ma il disastro è dietro l’angolo. “Avviene quando, in sostanza, i due coniugi ripongono troppe aspettative nella loro coppia”, spiega Cattacin. Pensa, e ci crede davvero, che sarà per sempre, che a lui, o a lei, non potranno mai rinunciare. “Tutti gli studi sociologici lo confermano - riprende Cattacin -: più proiezioni romantiche facciamo e più rischiamo di sovraccaricare il nostro fardello dei disinganni”. Sarà quindi un attimo sentirsi delusi dal nostro partner, se non totalmente almeno in parte, e filare dritti dall’avvocato per iniziare la pratica di divorzio. Forse, dunque, c’è meno romanticismo e più realismo visto che le unioni tengono di più.
Comunque sia, all’amore eterno è difficile rinunciare. Infatti, c’è chi ci riprova. Seppur con un divorzio alle spalle, ritenta. Infatti, un terzo delle coppie convolate a nozze in Svizzera nel 2006 non era alla prima esperienza matrimoniale: su 39’800 unioni, in 13’600 uno dei due coniugi era già stato sposato in precedenza (una donna su cinque e quasi un uomo su quattro). “Un dato tutto sommato confortante - commenta il professor Sandro Cattacin -. Significa che all’amore si continua a credere. Sempre e comunque”.
Se per i matrimoni, il Ticino, con un leggero aumento si pone leggermente in controtendenza rispetto al resto del Paese, dove sono stati celebrati 39’817 nel 2006 e 40’139 nel 2005, per quanto concerne i divorzi, invece, il nostro cantone è in perfetta sintonia: 762 nel 2006, mentre erano 822 nel 2005. Un calo abbastanza generalizzato in tutta la Svizzera dove, lo scorso anno, 20’981 unioni si sono disfatte, 351 in meno rispetto al 2005 (il livello del 1999, prima dell’introduzione del nuovo diritto in materia di divorzio, gennaio 2000).

40.820
nozze
i matrimoni in Svizzera nel 1995; 39’817 nel 2006

18.383
divorzi
i divorzi in Svizzera nel 2006 con un accordo completo delle due parti

51,7%
stima
la quota stimata di divorzi per il futuro sulla base delle abitudini attuali della popolazione

Da: Caffé della domenica, 30.03.2008

Sentimenti asimmetrici
che diventano “moda”




Ezio Rocchi Balbi



Forse ha ragione il filosofo Zygmunt Bauman, creatore della famosa espressione “società liquida” che vede in questi nostri tempi un pericolo nella perdita di certezze, nella liquidità anche dell’amore che non rispetta più regole sociali o anagrafiche. Nel suo “La società individualizzata”, dall’illuminante sottotitolo “cosa cambia della nostra esperienza”, si chiede se l’amore ha poi così bisogno della ragione. Eppure una qualche ragione ci dev’essere in questa “moda” dei sentimenti asimmetrici, in questo proliferare di coppie che sembrano non dare alcuna importanza a differenze d’età che non si misurano più in anni ma in decenni.
Qualcosa sta comunque cambiando nell’universo sentimentale, e non fa certo eccezione la Svizzera anche se i rossocrociati non hanno personaggi dello star system da esibire e fare da “traino” al fenomeno. Non ci sono love story con sbalzi d’eta da copertina, come tra Madonna e Guy Ritchie, Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, Demi Moore e Ashton Kutcher - giusto per citare situazioni rovesciate, dov’è la donna matura a impalmare il partner giovanissimo – ma balza agli occhi come il binomio “uomo in età – mogliettina giovane” sia ormai decisamente comune. Non solo i casi si moltiplicano, ma fanno sempre meno scandalo (ammesso l’abbiano mai suscitato) e provoca, piuttosto, una punta d’invidia. Lo squilibrio anagrafico conta sempre meno, ma quello che forse da più fastidio è come le nuove coppie “sbilanciate” si formino facilmente con una trasferta all’estero. Vale sia per gli uomini, sia per le donne che trovano l’anima gemella magari in algidi territori dell’Est europeo o in solari quanto eccitanti paradisi sudamericani. 
Certo, è facile insinuare quanto il fascino esotico sia controbilanciato dal “fascino” del rassicurante passaporto rossocrociato, ventilando un conflitto d’interessi economico-sentimentale poco gratificante. Ma è anche vero che una storia di coppia è una sorta di “composizione chimica”, dove gli elementi si sposano grazie ad una formula  che individua le giuste corrispondenze. Ed è indiscutibile che una netta differenza d’età offra scenari inesplorati di reciproca curiosità: dall’esperienza della rispettiva generazione alla musica, dalle mode e costumi alle abitudini e gli stili di vita. Una miscela apparentemente disordinata che, oltre all’età, provoca un’ulteriore asimmetria che in una società impostata sull’omologazione forzata diventa esplosiva. Scatta la curiosità e l’interesse, il desiderio di una diversità difficile da sopire.
Vero amore o unione reciprocamente interessata? Difficile dirlo e, in fondo, se anche il filosofo Bauman parla di società “liquida” ormai priva di certezze non sarà certo il lato sentimentale ad aver mantenuto granitiche certezze...

Da: Caffé della domenica, 30.03.2008

La seduzione
non ha età




Ezio Rocchi Balbi



Sarà l’aspetto e l’atteggiamento sempre più giovanile, sia degli uomini, sia delle donne, che non permette più di identificare anagraficamente l’età esatta di entrambi, fatto sta che le coppie divise largamente dalla data di nascita non sembrano più così rare e bizzarre. Ai vent’anni di differenza tra l’intraprendente giovanotto e l’affascinante signora, o tra il maturo manager e la biondo-morettina di turno, ormai non fa più caso nessuno. Un po’ come se lo scarto generazionale, in materia sentimentale, fosse stato “sdoganato” e ammesso nel salotto buono della vita comune.
Sicuramente è cosa più che accettabile nel mondo della celluloide, ma non può essere una coincidenza che contemporaneamente siano in sala due film, come “Parlami d’amore” e “Scusa ma ti chiamo amore” che non si limitano ad avere la parola “amore” nel titolo. Per quanto destinati ad un pubblico giovanilista entrambi, infatti, vedono due storie che coinvolgono un ragazzo a lezione di seduzione da una 40enne glamour e disinibita, e un uomo fatto come Raoul Bova che si fa intortare da una liceale che fino a ieri per maturità intendeva solo l’esame finale... Il cinema non ha mai lesinato su storie analoghe, ma nel classico “Lolita” di Kubrik o nel torbido “Così come sei” con Mastroianni coinvolto dalla giovanissima Nastassja Kinski le storie trasmettono un senso di pericolo, di distruzione imminente. Nei film di Moccia e Muccino, invece, tutto è così apparentemente “normale”, con la barriera imposta dall’età sgretolata dallo stile di vita attuale. “In realtà la seduzione non ha mai avuto età, come la storia d’amore, di sentimenti non la prevede - commenta la psicoterapeuta Linda Rossi -. Ma esistono ancora differenze enormi. È vero che tra un uomo e una giovinetta vent’anni non fanno differenza, e nessuno ci fa più caso, ma per la donna non è così. La donna matura, se si accompagna al ragazzo, è vista come uno stereotipo, è ancora giudicata male e se  va in giro a fare la ragazzina, vestendosi, truccandosi e comportandosi da teenager è peggio ancora”.
La sessuologa luganese, però, è pronta a riconoscere che, mentre gli uomini hanno sempre potuto contare sul “vantaggio” del fascino dell’età matura, sono le donne ad aver incrementato nettamente le loro doti di sexy appeal. “Già nei romanzi ottocenteschi il ruolo dell’iniziatore è ad appannaggio dell’uomo, ma è vero che ora le donne sono seducenti e seduttive - spiega la psicoterapeuta -. Ma se una donna è realista sa distinguere tra la storia d’amore e l’amore della vita. 
Del resto le donne hanno tutto l’interesse ad essere realiste, e ho visto raramente love story con grandi differenze d’età dall’esito positivo”.
Non è della stessa opinione Nella Martinetti che, una storia d’amore senza badare all’anagrafe non l’ha teorizzata ma vissuta. “Ho avuto una lunga storia con un partner di trent’anni più giovane di me, ed è stata una storia d’amore bella e importante - confida la popolare cantante ticinese -. Non ci siamo mai chiesti quanti anni avevamo perchè ci sentivamo comunque coetanei. 
Certo serve una buona dose di maturità, di intelligenza e soprattutto di allegria. Ma quella non mi è mai mancata”. Al di là della vicenda personale Nella Martinetti esclude che un rapporto sentimentale con una forte differenza d’età avvenga solo tra personaggi dello spettacolo, anzi a suo parere il fenomeno è più diffuso di quanto si pensi e forse ora le “strane coppie” non fanno nulla per nascondere il loro rapporto. “Conosco storie simili anche nella mia Brissago e non mi sembra abbiano suscitato questo clamore - aggiunge Martinetti -. Nel mio caso eravamo entrambi due artisti e visto che agli artisti si concede qualche originalità in più forse l’abbiamo sfruttato un po’ come un alibi, ma non è così raro tra le persona ‘normali’ perchè l’amore non ha età. Certo, gli anni passano, e prima o poi si vedono e si sentono...”.
Non bisogna ricorrere alla letteratura, all”Educazione sentimentale” di Flaubert per imbattersi in storie d’amore che non guardano al certificato di nascita. È innegabile che molte storie pubbliche, quelle che rimbalzano sulle pagine patinate delle riviste gossipare, riguardano quasi sempre liaison con sbalzi generazionali che coinvolgono famose vip del mondo dell’enternainment, ereditiere o facoltosi quanto popolari capitani d’industria e magnati della finanza o della politica. In tutti questi casi balza all’occhio, in tutta la sua evidenza, la bellezza straripante del partner più giovane che non sempre corrisponde alle qualità estetiche dell’altro e il sospetto di motivi interesse sorge spontaneo. Più accettabile, invece, un rapporto analogo tra personaggi della cultura, tra intellettuali pure di diversa età ma nei quali si intuisce una sorta di affinità elettiva che sembra dissipare ogni dubbio.
“Tutto molto vero, ma tutti i pregiudizi relativi alla differenza d’età sono ancora molto radicati, e non mi riferisco alla sola cultura del Ticino - aggiunge Linda Rossi -. Queste storie anagraficamente stonate sono molto più credibili in un film che nella realtà, anche perchè sul grande schermo una storia non si sa mai come va a finire. Ma se la stessa identica situazione capita alla vicina di casa...”.
Insomma non è una questione di stile di vita, di etica o di morale; affrontare una relazione d’amore destinata a costruire un rapporto durevole, una famiglia, una vita intera sembra ancora un’illusione ben lontana dallo sdoganamento. “Siamo sinceri, sono storie di una élite - conclude la psicoterapeuta -. Parliamo di persone che se lo possono permettere, a tutti i livelli, e alla faccia della gente che li circonda”.

Da: Caffé della domenica, 30.03.2008



“Alla donna serve
l’uomo più giovane”




Patrizia Guenzi



Il discorso è semplice. La biologia da una parte, la cultura dall’altra. In mezzo, l’uomo e la donna e il loro ruolo di partner sessuali, di amanti. Ma mentre il primo, il maschio, è costretto a fare i conti con gli anni che passano e minano inesorabilmente il suo potere sessuale, la seconda, ovvero la donna, invece, più l’anagrafe si fa pensante e più cresce la sua libido. È questa, in breve, la considerazione del sessuologo Willy, con studio a Ginevra, sulla teoria “la seduzione non ha età”. “Certo, la seduzione non ha età - conferma -, chi lo metterebbe più in dubbio? Culturalmente, poi, da sempre è accettato l’uomo che si accompagna ad una donna molto più giovane. Purtroppo, stando alla natura, è quest’ultima che, invecchiando, avrebbe bisogno di avere accanto a sé un partner sessualmente più ‘fresco’ rispetto ad un coetaneo”. 
La ragione è semplice. Si chiama testosterone, l’ormone, anzi, il “Re” degli ormoni maschili, il più importante e attivo, che influenza e condiziona la vita e la salute dell’uomo in tutte le età. “Ahimè, diminuisce con gli anni -spiega Pasini -. Mentre nella donna, in proporzione agli altri ormoni, aumenta. Ciò provoca effetti indesiderati da una parate, come maggior peluria, baffi soprattutto, e una voce più roca, ma anche una libido decisamente più marcata”. 
Insomma, natura e cultura un’altra volta non vanno a braccetto. “Proprio ora che il sesso è separato dalla procreazione e le donne over 50 possono benissimo accompagnarsi a giovani uomini”, aggiunge il sessuologo. Col rischio, però, trattandosi di donne, di avere l’opinione pubblica contro. “Non sempre. Nelle grandi città, per fortuna, non ci si fa più caso se una lei ha accanato a sé un lui evidentemente più fresco. Una recente ricerca spiega come le donne che vivono in città, da questo punto di vista, siano molto più avvantaggiate. Nessuno ci fa più caso, insomma. Un po’ come le attrici, cui nessuno critica la scelta di prendersi un lui molto più imberbe”. 
Così, se le sfortunate che non vivono in città non intendono traslocare, o “infrangere” regole culturali, per godere delle gioie di un maschio giovane, non resta che mettersi il cuore (e non solo) in pace. “In questo caso - riprende Pasini - puntano su altri aspetti della femminilità. Ad esempio, sviluppando il loro senso di madri di famiglia, diventando nonne impegnatissime e superpresenti. Ma anche il volontariato è una buona soluzione”. 
Intanto, checché se ne dica, l’istinto dell’uomo lo porterà sempre alla ricerca di carne più fresca. “Sono i cosiddetti vagabondaggi di verifica - dice ancora il sessuologo -. Ha bisogno di capire se sessualmente è ancora valido, è ancora maschio, insomma. E i maschi in Ticino sono da questo punto di vista più avvantaggiati perché il cantone è meta di molte ragazze dell’Est, giovani e disponibili”. Ma non sempre la verifica dà buoni esiti… “Ecco perché si ricorre a Viagra e simili”, conclude Pasini.

Da: Caffé della domenica, 30.03.2008

Il Ticino primeggia nello sforzo d’integrare gli allievi con handicap sensoriali nelle classi

Gli scolari bocciano
i docenti




Alberto Cotti


Professori poco stimolanti, che non motivano i loro allievi in una scuola comunque soddisfacente e che però nelle medie dovrebbe essere più equa nelle note agli allievi. È questo il succo di uno studio presentato nei giorni scorsi e realizzato dal Dipartimento scuola e educazione che ha coinvolto circa 6mila persone tra docenti, allievi, genitori e insegnanti di tirocinio di medie e secondarie. Tramite un questionario si sono messe in evidenza luci ed ombre della scuola pubblica. Ma ecco i punti principali evidenziati nello studio.
Partiamo dalla qualità della scuola. Pagella buona per l’offerta generale e dei servizi. Mentre tutti gli allievi interpellati vorrebbero docenti che sappessero stimolarli e motivarli maggiormente nell’apprendimento. In particolare nelle medie superiori, dove si chiede più equilibrio nella valutazione degli allievi.
Non solo. Sulle riforme, dicono ancora gli interpellati, la scuola non coinvolge docenti e direttori, che chiedono invece di avere un ruolo più attivo quando vengono introdotti cambiamenti o si discutono le risorse per attuarle. Per quanto riguarda il doposcuola, da parte dei genitori si lamenta poca flessibilità nei servizi di mensa e del doposcuola che non sempre coincidono con le  esigenze di mamma e papà che ormai lavorano ambedue.
Riguardo le borse di studio, genitori, studenti e maestri di tirocinio chiedono di dare la possibilità di continuare gli studi dopo la scuola dell’obbligo a tutti gli allievi meritevoli, soprattutto quelli con problemi economici.
Infine, riguardo al tema dell’integrazione e della violenza gli allievi si sentono sì sicuri a scuola, ma si potrebbero investire comunque più risorse nell’integrazione.

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