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Da: La regione, 17.3.08, pag 3

‘Alle Officine una ribellione sacrosanta’
Patrizia Pesenti critica la riforma delle ex regie e cita Zapatero


« Ribellione! È una parola bellissima! » .


Patrizia Pesenti
va alla tribuna e saluta così la lotta in corso alle Officine Ffs di Bellinzona. Una lotta più che giustificata perché « il prospettato smantellamento del­le Officine Ffs ha un profondo significato politico ed è un fatto gravissimo ».
Giusto dunque ribellarsi, ha rilanciato la consigliera di Stato, anche perché sia­mo solo di fronte all’ultimo atto di una ri­strutturazione selvaggia: «
Dal 1991 al 2005 il Ticino ha pagato sull’altare della rifor­ma legislativa delle ex regie federali la bel­lezza di oltre duemila posti di lavoro » e il prezzo più elevato l’ha pagato chi lavorava nelle Ffs.
Pesenti è poi passata alla politica di casa nostra, alle scelte cantonali. Il risa­namento
finanziario è un’operazione indi­spensabile - ha detto la consigliera di Sta­to socialista - perché in Ticino non manca la progettualità, mancano i soldi. Se la Lega ormai non sorprende più, ha aggiun­to Pesenti, c’è invece da preoccuparsi per l’atteggiamento assunto recentemente da altri: « Solo il Ps è rimasto a seguire l’invito del governo a ragionare senza preconcetti sulla spesa. Gli altri, specie il Ppd ed è in­comprensibile perché poi i suoi parlamen­tari sono i primi a chiedere di non tagliare la spesa, hanno subito piantato una sfilza di paletti » . E poi non dimentichiamo, ha detto ancora, che la simmetria dei sacrifi­ci è un po’ sbilanciata se è vero come è vero che si chiede di operare con due terzi sulle uscite e un terzo sulle entrate. « Qui
la sinistra ha dato prova di disponibilità
». Conti pubblici a parte, secondo Patrizia Pesenti i socialisti ticinesi devono prende­re esempio dal premier spagnolo Zapatero che ha lanciato il «socialismo dei cittadi­ni ». Un modo d’interpretare gli ideali so­cialisti che non impediscono di affrontare un tema «spinoso» per la sinistra: la sicu­rezza dei cittadini. Perché è possibile, ha detto la «ministra» ticinese, migliorare la sicurezza ampliando nel contempo la li­bertà. Perché vivere sicuri è un diritto fondamentale delle persone e Zapatero, non a caso, ha aumentato il numero di po­liziotti. La sicurezza contro la violenza, ha concluso Pesenti, è dunque un tema che deve coinvolgere anche la sinistra, anche i socialisti. Ma rompere i tabu è dura.




‘La sicurezza dei cittadini è un tema della sinistra’

Da: www.yahoo.it

Reuters - Lun 17 Mar 2008 - 15.38

Divorzio McCartney-Mills, a ex-moglie 24,3 mln sterline 

LONDRA (Reuters) - Paul McCartney dovrà pagare alla sua ex-moglie Heather Mills 24,3 milioni di sterline (30,9 milioni di euro), dopo un'aspra e pubblicizzata battaglia per il divorzio.

McCartney, 65 anni, aveva sposato l'ex-modella Mills, 40, nel 2002. I due si sono separati quattro anni più tardi, accusando i media di essersi intromessi nella loro vita privata. La coppia ha una figlia, Beatrice, di quattro anni.

Parlando fuori dal tribunale, Mills ha criticato l'avvocato di McCartney, accusandolo di aver gestito male il caso. "Sono contenta che tutto sia finito", ha aggiunto. "Sono molto, molto soddisfatta".

Stamani, McCartney -- che dopo la sentenza non ha voluto fare commenti -- era arrivato in aula per primo con il suo avvocato Fiona Shackleton, che rappresentò il principe ereditario Carlo nel suo divorzio dalla principessa Diana.

Poi è arrivata Mills, con un tailleur pantalone marrone e blu. La donna si rappresenta da sola, dopo aver licenziato i propri legali.

Il giudice Hugh Bennett, dando i dettagli dell'accordo, ha detto: "Lei voleva circa 125 milioni di sterline. Sir Paul aveva proposto asset di 15,8 milioni comprensivi di qualsiasi cifra forfettaria.

"La sentenza decide che il marito paghi alla moglie una cifra forfettaria di 16,5 milioni di sterline, che insieme ai suoi asset di 7,8 milioni di sterline significa che avrà una buonuscita di asset totali per 24,3 milioni di sterline".

Il tribunale ha deciso che la sentenza sia resa pubblica, ma la pubblicazione resta pendente per l'appello di Mills contro il fatto che venga resa nota.

Mills ha spiegato di aver fatto appello perché "il giudizio coinvolge questioni private di sicurezza di mia figlia...c'è tutto su di lei".

Da: Corriere del Ticino, 17.3.08, pag 12

<>Troppi minori in carcere
È urgente trovare nuovi spazi al Giudiziario


Il direttore Belotti lavora per evitare problemi da sovraffolla­mento. I ragazzi seguono tutti i giorni corsi scolastici interni


Le recenti operazioni di polizia, le ultime inchieste condotte dal Ministe­ro pubblico e dalla Magistratura dei mi­norenni hanno portato in detenzione preventiva al Giudiziario una vera e pro­pria ondata di ragazzi. Erano anni, for­se, che non finiva in carcere, in un bre­ve lasso di tempo,un così alto numero di giovani. Tutto in seguito ad una se­rie di gravi, alcuni gravissimi, episodi di violenza non legati fra loro. Adesso, l’applicazione della legge è diventata rigorosa e chi sbaglia, anche se ha una giovane età, finisce al fresco.
Improvvisamente, a livello di minori si è arrivati, al Giudiziario, ad una sorta di sovraffollamento.
I posti a disposizione – situati in un ap­posito comparto ricavato alla Farera – attualmente sono esauriti e perciò, ci spiega il responsabile
Mauro Belotti,
si sta pensando a misure alternative per ricavare nuovi spazi.
Una soluzione potrebbe essere quella di intervenire al quarto piano della co­struzione dove sono state realizzate le cinque celle dell’alta sicurezza (riser­vate ai detenuti che devono essere sot­toposti ad un regime particolare con­siderata la loro pericolosità):celle, que­ste ultime, che non sono state ancora utilizzate per lo scopo per cui sono sta­te realizzate e che attualmente ospita­no le donne prevenute o in espiazione anticipata della pena (alla Stampa è sta­ta chiusa la sezione femminile) in atte­sa di processo. Queste ultime, una vol­ta
giudicate, se hanno ricevuto una pe­na contenuta da scontare vengono tra­sferite al carcere aperto di Torricella­Taverne: in caso di una lunga condan­na, scatta il trasferimento in un peni­tenziario della Svizzera interna.
Le celle riservate all’alta sicurezza (ed attualmente occupate dalle donne) hanno una caratteristica:sono in prati­ca dei doppi locali.
Alla cella, sostanzialmente, è affianca­to un atelier dove coloro che non pos­sono condividere l’ora d’aria con altri compagni di pena hanno la possibilità di svolgere un’attività.
Per ora, spiega Mauro Belotti, l’alta si­curezza non è ancora entrata in fun­zione: per prima cosa perché non vi è stata la necessità. In secondo luogo, per poter far partire un delicato servi­zio di questo tipo, è necessario del per­sonale specializzato, le cui conoscen­ze
e competenze vanno oltre la scuo­la normale per guardie svolta da colo­ro che vogliono diventare agenti di cu­stodia al penitenziario cantonale o al Giudiziario. Ma torniamo agli ospiti minorenni.
Questi ragazzi, grazie ad un’iniziativa voluta anche da Mauro Belotti, posso­no partecipare, quotidianamente, alla formazione per minorenni. Grazie al­l’ Ufficio della formazione professiona­le, spiega il nostro interlocutore, sono stati organizzati dei corsi scolastici du­rante tutto l’arco della settimana al mat­tino. A questo proposito un gruppo di sette docenti, prosegue, entrano in car­cere e tengono ai minori in questione lezioni di matematica, di tedesco, di ginnastica, di informatica, cultura gene­rale ed economia domestica, perché nel comparto per i minorenni è stata installata anche una piccola cucina.
I ragazzi per quattro ore al mattino han­no la possibilità di seguire regolarmen­te dei corsi scolastici. Così facendo que­sti giovani, che altrimenti, eccettuata l’ora d’aria, dovrebbero trascorrere 23 ore in cella, hanno la possibilità di mi­gliorare le loro conoscenze durante il periodo del carcere preventivo. L’ini­ziativa ha potuto decollare, sottolinea il direttore del Giudiziario, grazie an­che alla disponibilità ed alla collabora­zione di Mauro Broggini, docente, che ha contribuito ad organizzare ed a pia­nificare l’importante programma. Gli insegnanti, continua Mauro Belotti, ar­rivano ogni giorno ad insegnare ai ra­gazzi pure durante i periodi di vacan­ze (durante l’estate, le feste natalizie e pasquali). Il loro, sottolinea, è un ottimo lavoro, apprezzato anche dai giovani fi­niti in carcere e che non restano così ad oziare in cella.
e.ga.




FORMAZIONE In carcere arrivano i do­centi.
(fotogonnella)

Da: Corriere del Ticino, 17.3.08, pag 41

<>Matrimonio, divorzio: dov’è la famiglia?


Nel CdT di alcune settimane orsono si leggeva a grandi titoli «Divorzio, il sogno nel cassetto». La proposta scaturita da una deputata bavarese d’instaurare il «matrimonio a tempo» valido sette anni con fior di condizioni contrattuali, non sembra aver entusiasmato più di quel tanto, sia giudici che pretori. Secondo il relatore, se dopo il periodo menzionato il matrimonio si ritiene concluso, si risparmierebbero di parecchio le spese per il divorzio nonché le pratiche, in pari
tempo, verrebbero snellite. Inoltre si evidenzia il fatto della libertà anticipata dei coniugi. Legali più scettici fanno tuttavia presente che se il matrimonio non funzionasse si può sempre divorziare. Stupisce e non poco di non aver menzionato la presenza di figli, che in simili situazioni sono sempre l’ostacolo effettivo ed affettivo che condiziona la vita di coppia sia pur di breve durata. L’articolo era inoltre corredato da due fotografie che riproponevano il fatidico giorno del matrimonio «colmo di sorrisi, speranze e sogni» e mettevano in evidenza la brutale tristezza che aleggiava sui volti e nelle menti di coloro che si erano promessi «eterno amore». Purtroppo allo scioglimento della famiglia ha contribuito, e non poco, l’abolizione del concetto di colpa, aumentando considerevolmente l’aumento dei divorzi, fornendo ai signori legali il compito di soppesare il senso delle parole. Nel CdT del 13 marzo è con piacere che ho preso atto dell’articolo proposto alle pagine «della verità» (lettere al Corriere) del sig. Maurizio Gulino di Breganzona dal titolo «In caso di divorzio per lui sono guai», in cui il lettore fa presente di pagare quanto dovuto indebitandosi sempre più. La reazione del sig. Gulino lascia chiaramente trasparire disagi non solo «materiali». Chissà quanti nella stessa situazione non hanno il coraggio di denunciare la triste verità.
Gianni Paltenghi,
Ponte Tresa

Da: Corriere del Ticino, 13.3.08, pag 13

 

Droga, basta nuovi allarmi
Ne sono già stati lanciati troppi per il pp Perugini


È sempre pesante la situa­zione nel Cantone. Spac­ciatori e fornitori preferi­scono muoversi in treno


«La decisione del Consiglio de­gli Stati (che ha detto no alla de­penalizzazione della canapa, ndr) si collega a quella del Consiglio nazionale:penso che sia impron­tata a una visione realistica del consumo di canapa. E credo che di fronte al popolo sia preferibi­le presentare un messaggio chia­ro: oèsìoèno.Eventualicontro­progetti avrebbero disorientato anziché fare chiarezza su una scelta che toccherà, infine, al po­polo ». Così parla il procuratore pubblico Antonio Perugini il giorno dopo la decisione del Con­siglio degli Stati di bocciare l’ini­ziativa sulla depenalizzazione della canapa. Un’occasione per tornare sul tema, poiché la dro­ga stringe sempre il Cantone in una morsa, e riferire anche dei luoghi di arrivo e di transito di stupefacenti che, loro malgrado, sono diventate le stazioni ferro­viarie. «Ma senza lanciare allar­mi – mormora Perugini – perché ne sono già stati lanciati troppi».
Procuratore, quale è la situazione?

«La questione è sempre seria, anche se il fenomeno in Ticino si manifesta come altrove, non solo in Svizzera, ma anche nel resto d’ Europa. La canapa pur­troppo rimane una delle droghe di riferimento, soprattutto per le fasce adolescenziali e giovanili. Un contatto pericoloso che av­via tutta una serie di altri possi­bili consumi di stupefacenti. Ri­tengo che sia indispensabile un atteggiamento culturale di gran­de chiarezza, ma di altrettanta fermezza».

A quale età i giovani in Ticino hanno le prime esperienze con la canapa?

« Attorno a 13-14 anni. È l’età ad altissimo rischio delle prime esperienza con il “fumo”».

E sino a quanti anni procede?

«Non c’è un limite. Lo constatia­mo durante le inchieste. Chi co­mincia col ‘fumo’ non di rado pro­va altro e infatti assistiamo ad un consolidamento del fenomeno del policonsumo. Alcol, spinelli, pasticche, sostanze sintetiche, funghetti; oltre alla droga che va per la maggiore, tra i giovani e so­prattutto tra gli adulti, che è la co­caina. Vano lanciare allarmi: ciò che sta avvenendo è palese».

Cioè?

« A preoccupare di più è l’inco­scienza
di fondo circa i rischi che si corrono con la droga:per la sa­lute e per il bene della società di domani. E del dolore in troppe fa­miglie, anche in Ticino».
Torniamo alla canapa.

«Due i fronti d’azione. Contro i ca­richi all’ingrosso dal Nord e con­tro la coltivazione di piantine sul balcone di casa. Il prezzo del “fu­mo” intanto è sempre appetibile: tra 10 e 12 franchi al grammo».

Che fanno Magistratura e polizia?

«Possono solo applicare le leggi in vigore. I risultati dipendono dai mezzi e dagli strumenti, anche in termini di forze da mettere in campo, disponibili».

Ma sono tanti i giovani a rischio?

«Tanti cadono nella trappola del­ladroga trai14ei24 anni d’età».

Il traffico di droga come ci investe?

«Il Ticino, purtroppo, è un impor­tante asse di rifornimento e di transito nord-sud delle sostanze stupefacenti. Dal prossimo autun­no,
l’ingresso nell’area Schengen porterà con sè ulteriori problemi di controllo e di sicurezza. Ma coinciderà anche con uno scam­bio di informazioni nuovo e ca­pillare. Aumenterà il lavoro di in­telligence da parte di tutte le for­ze in campo, guardie di confine e polizia mentre la collaborazione internazionale sarà prassi neces­saria e quotidiana».
E chi opera sul terreno?

«Dovrà continuare a svolgere il lavoro che effettua con preziosa pazienza».

La cocaina è considerata la droga del sabato sera. E la canapa?

«La canapa è la droga di tutti i giorni e di ogni sera. Chi la con­suma equipara lo spinello alla si­garetta, il problema si manifesta fin dal mattino sui treni, tra i ra­gazzi diretti a scuola, nonostante il divieto di fumare in carrozza. Mi sono stati segnalati casi precisi, a riprova del fatto che per fumare
la canapa non c’è orario ed è co­me se non esistessero divieti».
Che fare allora?

«Senza un ripristino della cultu­ra del rispetto di sè, oltre che de­gli altri, sarà difficile spuntarla so­lo con le armi della repressione».

Parliamo di spacciatori.

«In Ticino a spacciare per stra­da sono gli africani. Si rifornisco­no a Zurigo, Bienne, Berna. Ar­rivano in Ticino, vendono, incas­sano e ripartono in fretta. Così in Svizzera, Ticino compreso, le stazioni ferroviarie sono diventa­te un po’ punti di coagulo di que­sti traffici. E lo sappiamo. Gli spacciatori scendono dal treno, per esempio a Lugano, arrivano fino sul quai, oppure in una zo­na tranquilla vicino alla stazio­ne, scambiano droga contro sol­di e ripartono. Oppure indivi­duano stazioni secondarie per i loro traffici. Così diventa più dif­ficile risalire la filiera. E la poli­zia, con le forze che ha, fa già più del possibile».

Gli spacciatori vengono arrestati ma anche scarcerati. Perché?

«Queste sono le nostre leggi e per chi grida che non sono severe, ci sono strumenti democratici per modificarle. Però, a mio modo di vedere, non è questione di legge, ma di un fenomeno che mette a dura prova le forze in campo, Ma­gistratura e polizia».

Emanuele Gagliardi







RAGAZZI
Le prime esperienze con gli spinelli riguardano ragazzi di età compresa tra i 13 e i 14 anni, spiega il pp Antonio Perugini.
(fotogonnella e Keystone)

 

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