Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 Da: La regione, 1.3.08, pagina 15

 

Aiuto ai giovani con i ‘mèntori’
Locarno, presentato il progetto-pilota in collaborazione con Cantone e Pro Juventute


Saranno ascolto, fiducia, ami­cizia e accompagnamento a ca­ratterizzare l’azione che, nel­l’ambito del progetto pilota “Mentoring”, verrà svolta a favo­re di una quindicina di giovani in situazioni di difficoltà e non perfettamente in grado di inse­rirsi nel contesto sociale. Da maggio, tale progetto – frutto del­la collaborazione tra Città, Can­tone e Pro Juventute – sarà svol­to in parallelo con l’entrata in funzione a Locarno dell’operato­re sociale, come deciso lunedì scorso in Consiglio comunale (il relativo bando di concorso è sta­to pubblicato giovedì). “Mènto­re”, nell’Odissea, è l’amico cui Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia. Ebbene, nei prossimi mesi in città saranno attivi di­versi “mèntori”, ossia persone esperte e ben inserite socialmen­te, aventi legami con il mondo giovanile e facilità relazionali, a cui verrà affidato il delicato compito di accompagnare, di­ventandone confidenti e amici, giovani fra i 15 e i 22 anni (ecce­zionalmente 25) alle prese con si­tuazioni
di esclusione socio-oc­cupazionale o formativa ma co­munque motivati a inserirsi nel­la società. Il progetto pilota che sarà sperimentato nel Locarne­se fa seguito alle esperienze posi­tive fatte nei Cantoni Neuchâtel e Argovia e da Soccorso operaio svizzero per i richiedenti l’asilo in Ticino.
Le modalità del progetto “Mentoring” sono state presen­tate ieri mattina a Palazzo Mar­cacci dal sindaco Carla Speziali; dalla municipale Tamara Magri­ni (capo del Dicastero istituti e servizi sociali e socioeducativi, giovani e integrazione) e da Mar­tino Rossi, direttore della Divi­sione dell’azione sociale del Di­partimento sanità e socialità; Marco Galli, capo dell’Ufficio fa­miglie e giovani del Dss e Ilario Lodi, direttore cantonale di Pro Juventute. Il sindaco
Carla Spe­ziali ha espresso la soddisfazio­ne del Municipio per l’importan­te collaborazione di partenariato tra ente pubblico e privato e l’in­serimento di un nuovo tassello – dopo il Centro giovani e l’opera­tore di strada e sociale – nel mo­sabato saico di misure a favore del disa­gio fra i giovani. Un ambito che sta « molto a cuore » del Munici­pio, che si è mosso non solo a se­guito del dramma accaduto in Città Vecchia. Per il giovani – ha detto – « è fondamentale avere dei punti di riferimento » ed in tale ot­tica si inserirà appunto l’intro­duzione dei “mèntorati”. Marti­no Rossi ha fra l’altro rilevato che il progetto, della durata ini­ziale di quattro anni, viene pro­mosso finanziariamente tramite la quota parte cantonale sui pro­venti della vendita dell’oro in ec­cedenza della Banca nazionale svizzera. In caso di successo, il progetto potrà essere esteso ad altre città. È stato scelto il Locar­nese perché – ha detto – « è una re­gione con una presenza significa­tiva, e purtroppo, talvolta, anche pericolosa, di giovani in situazio­ne di disagio e rottura; perché è una regione meno dotata di altre di strutture, servizi e risorse per prevenire e fronteggiare questa si­tuazione e perché la città ed i co­muni limitrofi si sono mossi di concerto, negli ultimi anni, mani­festando un dinamismo nuovo in ambito di politiche giovanili ».
Marco Galli
ha posto l’accen­to sulle finalità e gli aspetti ope­rativi del progetto, sottolineando in particolare l’aspetto dell’ac­compagnamento che i “mènto­ri” dovranno attuare verso i gio­vani. Essi dovranno muoversi « sull’esempio della propria perso­nale riuscita, valorizzando le ri­sorse del giovane, ascoltando le sue preoccupazioni e aiutandolo a coltivare la propria motivazio­ne ad un buon inserimento socia­le e professionale, attraverso quel­la che viene definita ‘un’emula­zione positiva’ ». Nella loro azio­ne, tali persone non saranno chiaramente lasciati a loro stessi ma inseriti in un’équipe coordi­nata da un collaboratore di Pro Juventute e dall’operatore di prossimità che entrerà in funzio­ne a Locarno. A questo riguardo, la municipale Tamara Magrini ha reso noto che nel concorso per l’assunzione di un educato­re- educatrice con funzione di operatore-operatrice sociale è appunto prevista la collaborazio­ne nell’ambito del progetto “Mentoring”, nella misura del 20 per cento. « L’operatore sociale e il coordinatore di Pro Juventute – ha rilevato – dovranno appronta­re una particolare modalità colla­borativa e monitorare con atten­zione e sguardo professionale le varie fasi del processo di integra­zione del giovane ». Vi saranno delle analisi a scadenze regolari e dopo il primo biennio vi sarà « un rapporto esaustivo affinché in caso di soddisfazione per gli obiettivi raggiunti si possa preve­dere un ulteriore mandato da por­tare avanti a Locarno ».
Infine,
Ilario Lodi ha precisa­to che Pro Juventute si assu­merà il compito di coordinare, gestire e continuamente pro­muovere il progetto; ricercare i giovani potenziali beneficiari delle misure di “mentoring”; ri­cercare i “mèntori” ed organiz­zare gli abbinamenti con i giova­ni; promuovere e realizzare una formazione adeguata dei “mèn­tori”. Il tutto avverrà grazie alla prossima assunzione di un ope­ratore di provata esperienza.
m.p.c.

Da: La regione, 22.02.2008, pagina 5

 

Conciliare è possibile
Mediazione penale minorile: una ventina le procedure avviate nel 2007 Otto si sono nel frattempo concluse con un accordo fra le parti


Danneggiamenti ( soprattut­to graffiti non autorizzati), vie di fatto e insulti. Sono i princi­pali reati al centro delle venti­due procedure di mediazione avviate in Ticino, col consenso delle parti, dalla magistratura dei minorenni nel 2007. Ovvero nel primo anno d’applicazione di una delle novità di peso della Legge federale sul diritto pena­le minorile: la mediazione. Che se riesce porta all’archiviazio­ne dell’inchiesta. La magistra­tura, afferma infatti la legge, “ abbandona definitivamente” il procedimento penale “se gra­zie alla mediazione si è giunti a un accordo” tra il danneggiato e il minore autore del reato. Al­l’istituto della mediazione è possibile far capo ma a precise condizioni e una di queste è che non deve esserci di mezzo “un
crimine punibile prevedibil­mente con una privazione della libertà senza condizionale”, re­cita ancora la normativa fede­rale in vigore dal gennaio dello scorso anno. Insomma niente mediazione per i reati gravi. Nel frattempo otto delle cita­te ventidue procedure (relative ad altrettanti minori autori di reati) si sono chiuse con una convenzione fra le parti, fa sa­pere dal Palazzo di giustizia di Lugano il magistrato dei mino­renni. « Quanto alle altre quat­tordici – aggiunge Reto Medici
siamo in attesa di conoscerne l’esito ». Il o gli incontri fra il mi­nore e la parte lesa avvengono alla presenza di un mediatore, una figura esterna alla magi­stratura, « che si adopera perché autore e vittima del reato giun­gano a un accordo ». In cosa può
consistere quest’ultimo? «
Nelle otto convenzioni sin qui ‘stipula­te’ c’è un po’ di tutto: dalle scuse a un periodo di lavoro non retri­buito svolto dal minorenne in un ente pubblico, al risarcimento del danno » spiega il magistra­to: « Le parti, con l’intervento del mediatore, sono libere di defini­re il contenuto dell’accordo ».
In Ticino i mediatori a dispo­sizione della Magistratura dei minorenni sono attualmente dieci. «
I primi otto, reduci fra l’altro da un corso tenutosi alla Supsi e organizzato dall’Asso­ciazione ticinese per la media­zione in collaborazione con la Divisione giustizia del Diparti­mento delle istituzioni, hanno prestato giuramento o promessa davanti al sottoscritto e al mio sostituto, come d’altronde preve­de il “Regolamento sulla media­zione penale minorile” elabora­to dal Consiglio di Stato, nel giu­gno scorso – ricorda Medici –. In settembre abbiamo cominciato con le procedure di mediazione ». Per stabilire se un caso può ‘fi­nire’ in mediazione « io e la col­lega
Fabiola Gnesa,
sostituto magistrato dei minorenni, veri­fichiamo anzitutto se ci sono i presupposti indicati dalla legge federale; qualora siano dati (fat­ti e responsabilità sono stati chiariti, non si è in presenza di un reato grave...) interpelliamo allora le parti proponendo loro la procedura di mediazione » . Hanno un mese di tempo per ri­spondere. « Se accettano – ri­prende Medici – trasmettiamo il dossier al mediatore il quale convoca poi le parti: i colloqui si tengono in uno spazio per così dire neutro, in ogni caso non nei nostri uffici ». Se « entro sei mesi la mediazione ha successo la Magistratura dei minorenni, vi­sto l’accordo raggiunto, rinun­cia a formulare la pena nei ri­guardi del minore che ha com­messo il reato impegnandosi co­munque a vigilare sul rispetto della convenzione; in caso di esi­to negativo della mediazione l’inchiesta penale riprende ».
Nelle otto procedure già sfo­ciate in un accordo le parti lese erano persone maggiorenni («
nelle restanti quattordici pen­denti c’è anche qualche mino­re »). L’età degli autori del rea­to? « Tra i 15 e i 18 anni ».
Sottolinea il magistrato dei minorenni: «
Credo che la me­diazione sia un valido antidoto alla recidiva: incontrando e in particolare ascoltando la perso­na alla quale ha cagionato un danno il minore prende infatti coscienza delle conseguenze del suo gesto » . Dall’inizio dell’an­no la magistratura ha propo­sto la procedura di mediazione per altri due casi. « Aspettiamo una risposta dalle parti », dice Medici. A.MA.




TI- PRESS
Il magistrato dei minorenni Reto Medici

 

Da: Corriere del Ticino, 22.02.2008, pagina 52

 

Violenza, non è colpa di scuola e famiglia


Dalla famiglia nasce la violenza, almeno qualcuno ce lo sta inculcando nella mente. Un vigliacco capro espiatorio a dire il vero. Per tutto ciò che accade viene sempre incolpata la famiglia; e non dimentico la scuola. E pensare che la famiglia c’è da sempre, anzi è la base per la stessa sopravvivenza dell’uomo. Per famiglia intendo sia il gruppo tradizionale che la stessa comunità. Ma come ha fatto questa famiglia a permettere all’uomo di giungere fino ai nostri giorni se è la generatrice della violenza? Che strano.
A dire tutta la verità, la società tutta è violenta. La politica è violenza. La corruzione è violenza. L’ingiustizia è violenza. Il luogo di lavoro è violenza.
Le TV è violenza. La strada è violenza.
Ogni luogo è violenza. L’inquinamento è violenza. Il depredare il pianeta è violenza. L’estinzione delle specie terrestri, animali e vegetali è violenza.
Le polveri fini è violenza.
L’individualismo è pura violenza. Un piccolo esempio, è presto detto: una certa musica è istigatrice alla violenza.
Dove le «parole» istigano a uccidere nonni, genitori e poliziotti, chiunque, per il soldo. E il tutto è ben protetto e legittimato dalle leggi del «Business».
In parole povere e se si vuole essere onesti fino in fondo è questa nostra stessa società a dar linfa ed a sostenere sempre di più la violenza. Dobbiamo ringraziare anche una certa teoria scientifica, quella della selezione naturale. Selezione naturale che a dire il vero si contrappone all’armonia naturale terrestre e quindi… è tutto un bel dire. Questa teoria darwiniana che impone, in due parole, «che il debole deve soccombere». Teoria importata e acquisita in tutta fretta, come se fosse un dato di fatto inopinabile, per proteggere il nuovo dio, il soldo.
Qualcuno dirà che il denaro serve.
Certo e chi lo mette in dubbio, ma fino a che punto? Poiché se il denaro serve solo per fini egoistici di pochi, allora non ci siamo, poiché mette in serio pericolo la stessa sopravvivenza dell’uomo. Ecco la vera ed unica causa di questa violenza giovanile e adulta, non la famiglia e né la scuola. Queste sono le vere vittime e non il contrario.
Fino a che si guarderà alla famiglia o meglio ai gruppi di individui o meglio ancora all’individuo stesso come ad un essere non intelligente da «usa e getta» a piacimento, prepariamoci sempre di più al peggio. Tutti che «parlano» e straparlano a ripetizione, ma quanti insulti, a dire il vero, stanno ricevendo gratuitamente le famiglie e le scuole ogni benedetto giorno. Non bisogna essere dèi… per rendersene conto.
Tutto sbagliato? Forse.

Roberto Lupi,
Locarno Monte Bré

 

Da: Corriere del ticino, 23.02.2008, pagina 7

 

I genitori non pagheranno per le colpe dei figli


Respinte dalla commissio­ne del Nazionale l’iniziati­va UDC che chiede di espellere quelli stranieri


I genitori stranieri non devo­no essere puniti con l’espulsione dalla Svizzera quando il loro fi­glio commette una grave infra­zione. La commissione delle isti­tuzioni politiche del Consiglio na­zionale ha respinto l’iniziativa parlamentare UDC in merito. Per la maggioranza (17 a 8)la propo­sta è contraria ai principi elemen­tari dello Stato di diritto. Nessu­no può essere punito per un atto che non ha commesso. Peggio ancora: una simile disposizione potrebbe punire stranieri ben in­tegrati la cui sola colpa è di avere un figlio che ha commesso un at­to irriflessivo in piena crisi ado­lescenziale. L’uguaglianza di trat­tamento richiederebbe inoltre che si puniscano anche i genito­ri di nazionalità svizzera per le in­frazioni commesse dai loro figli. La commissione ha anche respin­to, con 15 voti contro 8, un’altra iniziativa dell’ UDC intesa a pri­vare del passaporto svizzero gli stranieri con la doppia cittadi­nanza che, in modo grave o reci­divo, avessero leso la sicurezza pubblica o infranto la legge. Se­condo la commissione, questa proposta è pure contraria al­l’uguaglianza di trattamento. In­fatti, tutti i cittadini svizzeri sono uguali, che posseggano o meno la doppia cittadinanza.
La stessa sorte è toccata anche al progetto di non accordare il pas­saporto rossocrociato agli stra­nieri che beneficiano di un aiuto statale, bocciata per 15 a 7.

 

 Da: La regione, 23.02.2008, pagina 38

 

Il dibattito
L’Arancia meccanica
di Marco Brenni

Chi è della mia generazio­ne, si ricorderà certamente, dell’“Arancia meccanica”, film­cult degli anni ‘70, girato dal ge­niale regista Stanley Kubrick. Ebbene, basandosi sull’omonimo romanzo di Anthony Burgess egli anticipò, di quasi mezzo secolo, ciò che sarebbe avvenuto in un fu­turo prossimo: l’iper-violenza gio­vanile. An-thony Burgess a suo tempo, fu egli stesso vittima di si­mile violenza: in vacanza sull’iso­la di Giava, la sua compagna fu pestata e violentata da un gruppo
di giovani soldati americani ubriachi. Intuì che ciò che gli era capitato e che ovviamente gli la­sciò il segno a vita, non era un fat­to isolato, fortuito, ma solo un epi­sodio legato alla crescente violen­za giovanile che incominciava ad imperversare soprattutto nelle metropoli di tutto il mondo (Lon­dra, New York, Rio De Janeiro ecc.). Vale la pena in proposito, rievocare la sequenza iniziale del film, che probabilmente spiega le “motivazioni” che inducono i gio­vani d’oggi, sempre più a compie­re gesti d’iper-violenza; (stranieri o svizzeri; poco importa): “Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi (compagni). Cioè Pe­te, Gorge e Dim. Ed eravamo se­duti nel Korova Milkbar, arro­vellandoci il gulliver (cervello) per sapere cosa fare della serata. Il Korova Milkbar vende “latte­più”, cioè diciamo, latte rinfor­zato con qualche droguccia me­scalina, cioè quel che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’ama­ta ultraviolenza” (!) Sia Anthony Burgess, sia Stan­ley Kubrick, erano soprattutto ge­niali anticipatori. Avevano intui­to che stava emergendo un feno­meno nuovo, mai visto prima con tale intensità: l’iper-violenza gio­vanile. Da noi, a quei tempi, man­co ci sognavamo di simili fenome­ni. Invero, però erano già stati an­ticipati certi miti legati all’emer­gente bullismo giovanile del pri­mo dopoguerra. Basti ricordare ad esempio i film degli anni ’50 sulla “gioventù bruciata” con Ja­mes Dean. Negli anni ’70 “l’Aran­cia meccanica” destò enorme scal­pore e scandalo, tant‘è che ad esempio in Italia ne fu persino vietata la proiezione. Ebbene in quel film v'era quel concentrato di rabbia e violenza causata soprat­tutto dal vuoto esistenziale (nichi­lismo) che colpiva vari strati del­la popolazione giovanile, sempre più allo sbando. L’iper-violenza narrata crudamente, ma con maestrìa in quel celebre film, og­gigiorno non susciterebbe più al­cun scalpore. È ormai prassi quo­tidiana sia in Tv, sia al Cinema, rievocare oscenamente la peggio­re realtà delle aree metropolitane. (A Londra, ad es. la polizia non sa letteralmente più che pesci pi­gliare per ovviare alle diffusissi­me scorribande di giovani iper­violenti). Ai sociologi, educatori e psicologi il compito di ricercarne le cause e proporre eventuali cor­rettivi. Pretendere di risolvere un fenomeno, che ormai si manifesta a livello planetario, solamente tramite pene esemplari ed espul­sioni, è del tutto inadeguato. I ve­ri problemi stanno a monte.

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors