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Da: Laregione 10.9.10 pag 20

Volontari... professionali

Corsi di formazione per chi si impegna nell’aiuto sociale

SPEL

Come aiutare chi vuole aiutare gli altri? Con la formazione. La Conferenza del volontariato sociale (Cvs) rilancia le sue proposte di formazione autunnali per volontari, coordinatori di volontari e gruppi di auto-aiuto.

«L’aspetto formativo» motiva la coordinatrice Marilù Zanella «diventa sempre più importante anche nell’ambito del volontariato, un’attività che non può più essere improvvisata. Non basta il buon cuore: la complessità odierna e la necessità di tutelare i bisogni e le aspettative di volontari e utenti, rendono viepiù necessaria una formazione, intesa come acquisizione di consapevolezza del proprio ruolo. Chi desidera mettere a disposizione parte del proprio tempo a favore degli altri, deve poter essere orientato e preparato a svolgere tale compito in modo adeguato a beneficio suo e del destinatario» .

È a partire da queste considerazioni, emerse negli incontri tra rappresentanti delle varie associazioni, che sono stati allestiti i programmi formativi della Cvs. I corsi mirano a sensibilizzare e stimolare la riflessione e la consapevolezza di chi desidera avvicinarsi a questo impegno, ma si rivolge anche a volontari già attivi, indipendentemente dall’ambito d’azione.

Ci sono pure corsi destinati a chi coordina i volontari (selezione e gestione). Suscitano sempre più interesse, infine, i gruppi di auto-aiuto, un settore diverso ma complementare al volontariato inteso quale promozione e sviluppo delle competenze personali.

Ancora Zanella: «Constatiamo negli anni che la possibili-tà di confrontarsi, scambiare esperienze e riflessioni per acquisire maggiore consapevolezza e sicurezza nel proprio operato è molto apprezzata da tutti i partecipanti. Un aspetto che viene approfondito nei corsi introduttivi è proprio quello della chiarezza sul ruolo di volontario, sulle forze e i limiti dell’intervento, anche in rapporto ai professionisti. Tra questi e i volontari le occasioni di collaborazione aumentano ».

Da: La regione 7.9.10 pag 4

Botte fra partner, si ‘denuncia’ di più

Netto aumento degli interventi per la Cantonale nei primi 8 mesi del 2010. Incremento nelle coppie straniere

L.B.

Impennata del numero di interventi per violenza domestica fra partner. A fine agosto le chiamate giunte alla Polizia cantonale (520) avevano quasi toccato la cifra media contabilizzata nel 2008 e 2009 (rispettivamente 541 e 536). Con un’unica differenza: alla fine del 2010 mancano ancora quattro mesi. « Se andiamo avanti di questo passo, a dicembre potremmo arrivare anche a 780 », commenta da noi interpellato il capitano Pierluigi Vaerini , capo della gendarmeria territoriale della Polizia cantonale. Sarebbero in pratica poco più di due interventi ogni giorno, la maggior parte dei quali vede quale vittime una donna. 223 i reati perseguibili d’ufficio riscontrati nei primi otto mesi di quest’anno, contro i 281 del 2009. I più frequenti rimangono le vie di fatto reiterate e le minacce.

In aumento pure gli allontanamenti forzati del coniuge violento, eseguiti su decisione dell’ufficiale della Polizia cantonale: lo scorso anno la misura si è resa necessaria in 89 casi, mentre quest’anno se ne registrano già 80. In proiezione, rileva Vaerini, « si finirà per raggiungere quota 120 entro fine dicembre ». Si tratterebbe del numero più alto di provvedimenti amministrativi di questo tipo adottato dal 2008 in poi, anno in cui è stata introdotta la base legale che permette alle forze dell’ordine di intimare al partner che ha alzato le mani un periodo di 10 giorni lontano dal domicilio. Non tutte le cifre dei primi mesi del 2010 hanno un segno più: a fine agosto si registrava una diminuzione del numero dei feriti (per esempio occhi blu, lividi). Pure in calo le segnalazioni alle commissioni tutorie regionali. « Ciò probabilmente significa che vi sono meno bambini che assistono alle liti », rileva Vaerini.

Più coppie straniere

All’incremento delle denunce, spiega il responsabile della gendarmeria territoriale, hanno contribuito in particolar modo gli interventi per casi che coinvolgevano due persone con passaporto estero. Moderato, per contro, l’aumento degli interventi per quanto che riguarda le coppie svizzere e miste. Al 31 agosto si contavano 221 chiamate per casi che riguardavano partner non svizzeri, contro i 165 delle copie confederate e 134 delle coppie formate da uno svizzero e da uno straniero. « Sino ad ora le tre categorie si dividevano il totale in tre parti uguali », annota il capitano della PolTi.

L’andamento in ascesa delle chiamate, secondo Vaerini, « potrebbe essere spiegabile con una sensibilizzazione e un’informazione migliore della popolazione sul problema della violenza domestica e sulla possibilità di far intervenire la polizia ». Per quanto riguarda lo spiccato numero di casi che coinvolgono stranieri la motivazione risiedere nella mancanza di alternative. « Probabilmente gli svizzeri godono di un maggiore supporto da parte di famiglia e amici e riescono a risolvere il problema senza dover chiedere l’intervento della polizia. Per contro gli stranieri non sempre possono contare su questa rete d’appoggio e devono dunque far ricorso alle forze dell’ordine per gestire la situazione », aggiunge Vaerini.

Allontanamento

efficace

Secondo il capitano della gendarmeria territoriale la misura dell’allontanamento di 10 giorni introdotta nel 2008 starebbe funzionando. « Sono pochi i casi di recidiva; percentualmente sono in netta minoranza. Ciò può significare due cose: la misura dell’allontanamento è efficace, permette alla vittima di riflettere e, eventualmente, di prendere decisioni importanti; oppure non lo è affatto e la vittima non osa denunciare una seconda volta. Personalmente propendo per la prima ipotesi ». Ricorda ancora il capo della gendarmeria territoriale: « Registriamo comunque molti allontanamenti volontari, in cui è una delle due parti, spesso la vittima, che se ne va dal domicilio. In questi casi non possiamo più agire intimando l’allontanamento ».

L’incremento di interventi nel 2010 non stupisce più di tanto Vaerini, dal momento che le mancate denunce sono ancora la maggioranza: « Purtroppo – commenta – si calcola che meno di una violenza su cinque viene segnalata: il 15 o 20 per cento ». Informazioni dettagliate sul sito della polizia: www.polizia.ti.ch.

 

Da: La regione 7.9.10 pag 3

Cresce ancora la popolazione, i più numerosi sono i 45enni

È uno dei periodi di crescita più lunghi che il Ticino abbia conosciuto negli ultimi decenni: dal 1999 la popolazione residente permanente nel cantone non ha smesso di aumentare; un trend proseguito anche nel 2009, anche se in misura minore rispetto al 2008. Alla fine dello scorso anno, infatti, si contavano 335.720 abitanti, quasi tremila in più (2.984 per la precisione) di dodici mesi prima; più donne (il 51,9 per cento) che uomini (48,1%).

Il dato è stato reso noto ieri dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat), che ha inoltre precisato che il saldo naturale – ossia la differenza tra nascite e decessi – è di 71 unità, una crescita tutta dovuta alle immigrazioni. Gli 83.339 abitanti stranieri (il 53,4% uomini) rappresentano il 25,4% della popolazione totale. Sono 154 le nazionalità censite, di cui ben 137 non raggiungono nemmeno lo 0,1% del totale. Il panorama delle nazionalità è dunque abbastanza semplice: per ogni 100 ticinesi, 75 sono svizzeri e 14 italiani. Le altre nazionalità, messe assieme, raggiungono solo l’1,2% di tutti gli abitanti. Dietro il Luganese, di gran lunga la regione più popolata (138.280 abitanti a fine 2009, che corrispondono al 41,2 per cento della popolazione dell’intero cantone), si “piazzano” – in ordine decrescente – il Locarnese e Vallemaggia (67.224 -20%), il Mendrisiotto (53.777 -16%), il Bellinzonese (47.174 -14,1%); le Tre Valli (29.265 -8,7%). Il rapporto tra le generazioni in età da lavoro (15-64 anni) e quelle non ancora o non più in età da lavoro è oggi di 2 a 1: per ogni cento persone attive ce ne sono 52 non attive; alla fine del 1990 gli “inattivi” erano 42. Chi compie 45 anni nel 2010 fa parte dell’anno più numeroso. Le 6.102 persone del 1965 sono nate nel secondo anno più fecondo del baby boom. Da rilevare come su 100 persone, 20,2 sono anziani (65 o più anni) e ci sono 146,3 anziani ogni 100 bambini e ragazzi (0-14 anni).

Al totale vanno aggiunti altri due gruppi di persone che la statistica ufficiale non include nella popolazione permanente: gli stranieri con permessi di corta durata (1.338 a fine 2009) e chi è coinvolto nel processo d’asilo (621 i richiedenti, 709 le persone ammesse provvisoriamente).

 

Da: La regione 8.9.10 pag 3

Siamo poco padroni della nostra vita

I ticinesi usano meno droghe, ma vivono un disagio sommerso. Ecco il Piano cantonale contro le dipendenze

BO.P

I ticinesi consumano meno sostanze psicoattive rispetto alla media svizzera, ma, soprattutto tra i giovani, si percepisce un disagio sommerso che sta crescendo. Crescono inoltre i dipendenti cronici. È questa una delle letture del fenomeno che si ritrovano nel Piano cantonale 2010 degli interventi nel campo delle dipendenze per il periodo 2011-2014, trasmesso dal Consiglio di Stato al parlamento.

« Il Ticino fa registrare una situazione sostanzialmente migliore rispetto al resto del paese per quanto riguarda il consumo di sostanze psicoattive », è infatti una delle notizie contenute nell’Indagine sulla salute in Svizzera 2007, citata nel piano. Dall’indagine, però, si apprenderebbe pure che i ticinesi hanno « più difficoltà a controllare la propria vita ». Un terzo di loro – contro un quinto registrato nel resto della Svizzera – mostrerebbe infatti una scarsa padronanza della propria vita, « fattore strettamente correlato alla salute e con un forte valore predittivo a lungo termine » si legge nel piano. Tra i giovani dai 15 ai 35 anni questa percentuale « sfiora addirittura il 40 per cento; vi sono quindi indizi dell’esistenza di un disagio in incubazione in una parte importante dei giovani ticinesi ».

Per gli esperti che hanno stilato questo terzo documento sulle dipendenze (l’ultimo risale al 2006), bisognerebbe « migliorare l’attenzione alle condizioni di vita, di studio e di lavoro dei giovani, sviluppando maggiormente le loro risorse ». Confermando la politica dei quattro pilastri (prevenzione, terapia e reinserimento, riduzione del danno, repressione) lanciata in Svizzera negli anni 90 e confermata dalla Legge federale sugli stupefacenti adottata a fine 2008 (vedi box).

Nel piano viene sottolineata la necessità di mantenere una vigile e costante attenzione « in quanto nella società rimangono fortemente presenti comportamenti tossicofilici, parte dei quali evolvono in manifestazioni patologiche e di dipendenza ». A questo proposito gli esperti ritengono importante « non disinvestire rispetto a questo ambito, tenendo conto delle conseguenze in materia di costi socio-sanitari e di ordine pubblico ».

Prevenzione

« Nella realtà ticinese sono parecchi e variegati gli attori presenti ai vari livelli della prevenzione. Le premesse operative sono di certo buone, tuttavia le diverse iniziative andrebbero orientate e coordinate fra loro, grazie ad una visione d’assieme che definisca gli obiettivi prioritari ». Questo per dare maggior forza a messaggi e azioni.

« V’è inoltre la convinzione che un maggiore impegno a livello finanziario consentirebbe un ampliamento delle prestazioni preventive, per le quali sussiste ancora un importante spazio di azione », scrivono gli esperti.

Terapia e reinserimento

A tre anni dall’apertura dei Centri di competenza per la prescrizione di trattamenti sostitutivi (metadone o buprenorfina) e psicofarmaci, « l’esperienza andrà ora valutata e consolidata, in particolare con riferimento a un’adeguata copertura dei bisogni sul territorio ». A proposito di cocaina, nello scorso giugno – per due anni di sperimentazione – è stata ‘importata’ e adattata l’esperienza fatta in altri cantoni (il ‘Progetto cocaina’), che offre una presa a carico ambulatoriale per aiutare chi ritiene di avere un problema, « ma non si identifica nella figura del tossicodipendente classico ».

In Ticino sono attivi tre centri per le terapie residenziali che coprono sufficientemente i bisogni del cantone. I collocamenti fuori dai confini sono infatti « sporadici e avvengono in situazioni molto specifiche ». « Semmai le tre strutture, per quanto offrano approcci diversi tra loro, non risultano più sufficientemente differenziate per coprire le diverse esigenze di collocamento », rendono attenti gli esperti.

Riduzione del danno

Con un approccio ‘a bassa soglia’ si vuole raggiungere una popolazione dipendente che non sempre entra nella rete tradizionale di presa a carico, « in quanto non accetta un seguito strutturato o comunque fatica a mantenerlo nel tempo ». Questo approccio ha due facce: i centri di accoglienza diurni e l’attività degli operatori di prossimità. Con l’attivazione di questi supporti si è dato seguito agli auspici formulati nel piano precedente. Vista poi l’attuale presenza solo nel Sottoceneri, si dovrà valutare come « meglio coprire i bisogni su tutto il territorio cantonale ».

Repressione

Il mercato svizzero della cocaina è in continua espansione (vedi articolo sotto) e lo spaccio è in mano soprattutto a richiedenti l’asilo o illegali dell’Africa occidentale, per i quali siamo « una destinazione ideale per il deposito e lo spaccio di cocaina » o un « paese di transito verso i tre mercati di consumo più grandi », ossia Italia, Francia e Germania. Oggi, per il gruppo di esperti che ha stilato il piano, questa è « una delle più grandi minacce non solo per il Cantone Ticino, ma per l’intero paese ». La sola azione repressiva della polizia « non è più sufficiente », per contrastare questi fenomeni e altri « forse meno visibili, ma sicuramente non meno pericolosi » occorre migliorare la coordinazione tra l’azione penale e quella amministrativa, tra autorità giudiziarie cantonali e federali. Un percorso già intrapreso i cui risultati « sono stati positivi e sono state poste le basi per l’attività futura ». Per gli esperti è inoltre necessario « poter disporre di effettivi e di mezzi finanziari sufficienti, come pure di misure e provvedimenti adeguati alla nuova realtà ».

Novità da Berna

La facoltà di segnalare ‘situazioni a rischio’ a istituzioni designate dai Cantoni: « Uno strumento preventivo che dovrà essere calibrato in tal senso ». La segnalazione all’autorità di persone che potrebbero mettere a rischio la circolazione stradale a causa di turbe legate alla dipendenza. Una maggiore protezione dei minori e punizioni più severe per chi metterà stupefacenti a loro disposizione, soprattutto nei luoghi di formazione o nelle immediate vicinanze. Sono queste alcune novità della Legge federale sugli stupefacenti che entrerà in vigore a inizio 2011 e che però « non dovrebbe comportare particolari novità per il Ticino », che ha già una politica basata sui quattro pilastri e dal 1999 si è dotato delle procedure di autorizzazione ora previste dalla legislazione federale.

Quali sostanze si consumano e chi lo fa

Tentando di abbozzare un profilo del tossicodipendente ticinese si scopre di aver a che fare con un maschio sopra i 30 anni con una dipendenza da oppiacei – di cui circa la metà in trattamento sostitutivo – e con un policonsumo (l’uso di più sostanze: ad esempio coloro che fumano ‘erba’ per placare lo stimolo della cocaina). Dal lavoro degli esperti si evince poi l’invecchiamento della popolazione tossicodipendente in trattamento. Di questa, una buona parte non è più reinseribile autonomamente a livello lavorativo e abitativo – poiché formata da consumatori cronici e recidivi – e necessita quindi programmi speciali di presa a carico di lunga durata, ad esempio in appartamenti protetti, e di trovare stabilità.

Dal soggetto all’oggetto. Oltre agli psicofarmaci (benzodiazepine), è in forte espansione l’assunzione di ‘coca’, motivata con il calo dei prezzi e il fatto che non è più vista come una droga elitaria, « bensì una risposta alle pressanti esigenze sociali e professionali (doping adattativo) affiancate da aspetti meramente edonistici ». In pratica: costa meno, dà l’idea di permettere ritmi di lavoro e divertimento più alti e ‘fa figo’. Attenzione poi all’eroina, che « sta ritornando in auge come sostanza contrapposta alla cocaina o usata in modo misto ». Tra le sostanze a maggiore diffusione c’è pure la canapa, « tuttavia risulta abbastanza difficile tratteggiare un profilo del consumatore tipico: in effetti la canapa è usata in modo trasversale, da persone di età molto differenti e con frequenza variabile ».

 

 

 

(link all'articolo) Posted on 31 agosto 2010 da childrenfree1

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Questo è il racconto di Daniele che come tanti Padri e Madri in questo paese attendonoda troppo  che i nostri tribunali emettano decisioni che andranno a influnzare in modo decisivo il futuro di tanti piccoli innocenti. “R. nasce il primo settembre 2004 dopo poco più di un anno e mezzo di convivenza con la madre (durata totale del rapporto 5 anni). Dopo circa 4 mesi dalla sua nascita  il rapporto finisce (gennaio 2005). Seppure la storia sia finita non ci sono particolari problemi nel frequentarla, la vedo e ci sto insieme tutte le volte che posso, rimane anche a dormire  spesso a casa con me, che in quel periodo vivo con mia madre e mia nonna.

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