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Da: CdT 9.2.13 pag 4

L'OPINIONE MARCO ROMANO*
Una base costituzionale per aiutare le famiglie


Il dibattito at­torno al nuovo ar­ticolo costituzio­nale sulla politica familiare si sta ac­cendendo, soprat­tutto con prese di posizione molto forti di contrari ir­ritati per questioni ideologiche e di vi­sione della società. Ma cosa recita questo famigerato nuovo articolo della Magna Charta svizzera? Occorre assolutamente citarlo: «Nell'adempimento dei suoi compiti la Confederazione prende in considerazione i bisogni della famiglia. Può sostenere provvedimenti a tutela della famiglia. La Confederazione e i Cantoni promuovono la conciliabilità tra la famiglia e l'esercizio di un'attività lucrativa o la formazione» . E ancora: «I Cantoni provvedono in particolare a un'offerta appropriata di strutture diur­ne complementari alla famiglia e para­scolastiche. Se gli sforzi compiuti dai Cantoni o da terzi non sono sufficienti, la Confederazione stabilisce i principi applicabili alla promozione della conci­liabilità tra la famiglia e l'esercizio di un'attività lucrativa o la formazione».
È questo il testo conteso che per dive­nire realtà necessita, dopo il voto fa­vorevole del Parlamento (157 favore­voli, 69 contrari e 3 astenuti) e del Consiglio federale, anche l'accettazio­ne da parte del Popolo e dei Cantoni il prossimo 3 di marzo.
Un classico articolo costituzionale quadro, fondamento per una politica familiare moderna e proattiva. Una norma mantello che sancisce un orientamento per i Cantoni, i Comuni e gli attori della società civile. Servono condizioni quadro favorevoli per i nu­clei familiari, per la conciliabilità tra lavoro e famiglia e quindi, diretta­mente, per l'esistenza medesima delle future generazioni di cui tanto neces­sita la Svizzera. Vogliamo costruire il domani contando solo sull'immigra­zione? O vogliamo renderci conto che la piramide generazionale mostra una preoccupante evoluzione verso una società senza figli?
Non si vuole statalizzare l'educazione, nessuno dice che tutti i bambini devo­no andare all'asilo nido. Non si vo­gliono privare le famiglie della libertà di scelta sull'impostazione da dare alla propria vita coniugale e alla cre­scita dei figli. Non si vuole stravolgere un sistema che oggi tende proprio all'indirizzo dato dal testo citato; si vuole garantire un'offerta.
La Costituzione svizzera contiene già oggi numerosi articoli quadro simili, relativi ad esempio alla politica gio­vanile, a quella degli anziani, alla for­mazione, al mondo del lavoro, a quel­
la congiunturale e ad altri ambiti an­cora. Non mi pare che tutti questi settori siano nazionalizzati e che il cittadino sia privo di responsabilità e autonomia!
La società evolve, forse non sempre nel modo auspicato. Il modello di fa­miglia tradizionale non è superato, va anzi promosso e difeso, ma nuove for­me di famiglie, penso soprattutto a quelle monoparentali, sono una real­tà diffusa, spesso in difficoltà nell'inte­grarsi nel mondo del lavoro e a garan­tirsi la fondamentale indipendenza socioeconomica.
Anche con l'introduzione del nuovo articolo costituzionale, sarà sempre la coppia o il singolo genitore a scegliere come impostare la propria vita. Solo
con l'introduzione di questo principio nella Costituzione si garantisce a tutti il diritto all'indipendenza economica, la possibilità di formarsi e di parteci­pare alla vita comunitaria. Non si può - purtroppo - paragonare la real­tà odierna a quella delle scorse gene­razioni. Lo Stato, in posizione sussi­diaria ma comunque presente con una propria offerta di base, ha il com­pito di mettere in atto delle condizioni quadro favorevoli alla conciliabilità tra lavoro e famiglia. L'alternativa so­no costi sociali immensi e una Svizze­ra di domani votata all'esclusivo indi­vidualismo. Una Svizzera senza figli. Sì al nuovo articolo costituzionale per le famiglie!
* consigliere nazionale del PPD



Da: http://www.udc-ticino.ch/index.php?module=news_mod&;newsid=524&itemid=2

Editoriale - Articolo sulla famiglia: contraddizioni insopportabili

I sostenitori del nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare evitano accuratamente di parlare dei costi del loro progetto. Li si può capire: le conseguenze finanziarie di un intervento della Confederazione nella custodia dei bambini rischiano di essere enormi, come pure le contraddizioni nelle quali sprofondano gli ambienti favorevoli a questo articolo quando espongono le loro idee per l’applicazione.


Questa nuova disposizione costituzionale serve da base a un’estensione dell’offerta pubblica. Questo fatto è incontestabile. La novità di questo articolo non è assolutamente l’iscrizione della famiglia nella Costituzione federale come tentano di far credere i sostenitori di questo progetto. La famiglia ha già il suo posto nella carta fondamentale, ossia nell’articolo 116. La normativa, che prescrive la considerazione e la tutela della famiglia, è semplicemente stata trasferita nel nuovo articolo. La novità, per contro, è costituita dai due nuovi capoversi che esigono il sostegno dello Stato per conciliare la vita di famiglia con l’attività professionale, come pure la messa in atto di un’offerta sufficiente di strutture d’accoglienza extra-familiare e parascolastica dei bambini. Quando in un testo di legge si parla di “provvedere” e di “incoraggiare”, è sempre per far passare alla cassa lo Stato, dunque il contribuente. È deplorevole che gli ambienti che sostengono questo progetto non ammettano nemmeno questa evidenza. Perché se non si trattasse di mettere in opera nuove offerte e strutture, non ci sarebbe alcun bisogno di un nuovo articolo costituzionale.

"Offerta appropriata"

Molti sostenitori di questo nuovo articolo costituzionale lamentano a gran voce un’insufficienza di strutture d’accoglienza extra-familiari e parascolastiche. Per quanto riguarda i bambini in età prescolastica (da 0 a 4 anni), evocano una mancanza da 50'000 a 120'000 posti. Il consigliere federale competente non osa neppure stimare pubblicamente il costo di una tale infrastruttura, mentre che la nozione di “offerta appropriata” è un elemento centrale del nuovo articolo. Durante i dibattiti dell’anno scorso, il Parlamento si è basato sulle cifre di uno studio risalente al 2005 (!), secondo il quale mancherebbero delle strutture d’accoglienza per almeno 120'000 bambini, il che equivale a 50'000 posti. Il conto è presto fatto: a dar retta alle cifre pubblicate dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, 50'000 posti d’accoglienza costano un totale di 1,5 miliardi di franchi l’anno. 120'000 posti, altra cifra avanzata dai difensori di questo progetto, costano perciò 3,5 miliardi di franchi l’anno. A questo importo bisogna aggiungere le strutture d’accoglienza per i bambini in età scolastica (per esempio le scuole diurne), che sono tre volte più numerosi di quelli della categoria precedente. Il prezzo per posto è sì un po’ più basso, ma non bisogna essere dei grandi matematici per rendersi conto che anche lì la fattura ammonterà a diversi miliardi di franchi, anche se i genitori pagano una parte delle spese per l’accudimento.

Si afferma spesso, parlando delle strutture parascolastiche, che la riforma scolastica HarmoS esige in ogni caso tali infrastrutture in certi cantoni. Ma questo non alleggerirà comunque la fattura, e questa argomentazione mette una volta di più in evidenza le enormi contraddizioni nelle quali affondano i sostenitori dell’articolo sulla famiglia: perché è necessario questo nuovo articolo, se gli obiettivi mirati possono essere raggiunti con le disposizioni costituzionali in vigore?

Verso un’estensione dello Stato sociale

Detto questo, certe misure d’incoraggiamento previste necessitano effettivamente di una nuova base costituzionale. La Commissione federale di coordinamento delle questioni familiari (CFCF), una delle grandi promotrici del nuovo articolo costituzionale, rivendica un congedo parentale che, a seconda del modello, costa fra 1,1 e 1,6 miliardi di franchi l’anno. Lo scorso fine settimana, la sinistra ha diffuso a mezzo media l’idea di un prolungamento del congedo-maternità fino a sei mesi. Costo dell’operazione: circa 500 milioni di franchi l’anno.

È evidente: un nuovo articolo costituzionale per la promozione della famiglia comporterà per forza di cose un’estensione dello Stato sociale. In queste condizioni, il rifiuto del Consiglio federale di pronunciarsi sui costi di queste riforme è ingannevole e disonesto. Ci si dice che il legislatore dovrà ancora approvare le applicazioni concrete e che i costi dovranno essere sopportati dai cantoni e dai comuni. Ma il legislatore è lo stesso Parlamento che ha approvato a stragrande maggioranza questo nuovo articolo. In altre parole, ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. I pretesti avanzati per non affrontare le conseguenze concrete di questo articolo sono ridicoli. E se, effettivamente, nessuno sa quanto tutto ciò costerà, ossia se questo progetto è stato approvato alla cieca, allora siamo di fronte a un lavoro legislativo irresponsabile da parte del Consiglio federale e del Parlamento.

I cantoni non hanno alcun interesse

Anche le dichiarazioni dei sostenitori di questo progetto sulle conseguenze dell’articolo sulla famiglia sono piene di contraddizioni. Perché dare alla Confederazione un diritto esplicito d’intervento se, come pretendono, niente cambia per ciò che riguarda le competenze? Anche a questo livello il conto è presto fatto: sia la Confederazione impone le sue condizioni e ne sopporta le conseguenze finanziarie e, in questo caso, ne risultano delle spese federali a carico del contribuente; oppure cantoni e comuni colmano, senza l’aiuto finanziario della Confederazione, la lacuna criticata dal Consiglio federale e dai sostenitori dell’articolo sulla famiglia. Anche in questo caso, è il contribuente a passare alla cassa. Questo scenario non è perciò certamente a vantaggio dei cantoni. La Confederazione partecipa oggi finanziariamente alla politica familiare del canton Vaud, che ha già iscritto un tale articolo nella sua Costituzione, con un contributo dell’1,4% (!) degli oneri globali per l’accoglienza dei bambini. Se un nuovo articolo costituzionale è approvato a livello federale, la Confederazione prenderà il timone e detterà le sue condizioni.

Partendo da questo ragionamento, non c’è assolutamente alcun bisogno di mettere a soqquadro l’attuale regime di competenze nel quale i privati, i comuni e i cantoni mettono in opera delle offerte di custodia complementari alla famiglia e alla scuola. Il nuovo articolo provocherà incontestabilmente delle spese supplementari, soppianterà l’iniziativa privata e metterà in atto delle strutture che non corrisponderanno precisamente al fabbisogno, perché imposte in maniera centralizzatrice senza tener conto delle condizioni locali (città e campagna, per esempio) e anche perché provocheranno una domanda artificiale a causa degli effetti di ridistribuzione e di sovvenzionamento.

Ulteriori informazioni (in francese): www.etatisation-enfants-non.ch

Martin Baltisser, segretario generale UDC Svizzera

Da: CdT 15.02.13 pag 6

Votazioni

La sfida di unire famiglia e lavoro

Un nuovo articolo costituzionale invita Cantoni e Confederazione ad incoraggiare doposcuola e asili nido

Per i promotori si tratta di un'esigenza dei tempi - I contrari denunciano un intervento statale a senso unico

DA BERNA ANNA FAZIOLI

DA SAPERE
IL NUOVO ARTICOLO

Art. 115a: Politica familiare 1. Nell'adempimento dei suoi compiti la Confederazione prende in considerazione i bisogni della famiglia. Può sostenere provvedimenti a tutela della famiglia.
2. La Confederazione e i Can­toni promuovono la conci­liabilità tra la famiglia e l'esercizio di un'attività lu­crativa o la formazione. I Cantoni provvedono in par­ticolare a un'offerta appro­priata di strutture diurne complementari alla fami­glia e parascolastiche.
3. Se gli sforzi compiuti dai Cantoni o da terzi non sono sufficienti, la Confederazio­ne stabilisce i principi ap­plicabili alla promozione della conciliabilità tra la fa­miglia e l'esercizio di un'at­tività lucrativa o la forma­zione.
IL Sì DEL GOVERNO
Consiglio federale e Parla­mento raccomandano di ac­cettare il nuovo articolo costi­tuzionale. Il Nazionale l'ha approvato con 129 voti con­tro 57 e 2 astensioni, gli Sta­ti con 28 voti contro 12 e 1 astensione.
PPD, PS, Verdi, Verdi liberali e PBD sono favorevoli.
UDC e PLR sono contrari.

■ Norbert Hochreutener è il padre dell'artico­lo costituzionale sulla famiglia al voto il pros­simo 3 marzo. Non avrebbe mai pensato, am­mette, che la sua iniziativa parlamentare del 2007 arrivasse così lontano, suscitando così tanto dibattito. L'ex consigliere nazionale PPD (non è stato rieletto nell'ottobre 2011) nel 2007 aveva chiesto che la famiglia avesse maggior spazio nella Costituzione federale; un articolo apposito avrebbe dovuto prevedere in parti­colare agevolazioni e sgravi fiscali, promozio­ne della conciliabilità tra famiglia e lavoro, promozione della formazione e dell'integra­zione dei fanciulli e dei giovani. Il Parlamento ha poi deciso di concentrarsi sulla conciliabilità tra vita familiare e vita pro­fessionale (o formazione). Il nuovo articolo invita i Cantoni a garantire un'offerta adegua­ta di strutture diurne (asili nido) e parascola­stiche (mense e doposcuola) complementari alla famiglia. Se gli sforzi compiuti dai Cantoni o da terzi non dovessero essere sufficienti, al­lora la Confederazione avrebbe il diritto di in­tervenire. Hochreutener dice che avrebbe preferito un articolo più completo, invita comunque a so­stenere con convinzione la proposta in vota­zione popolare, poiché a suo avviso si tratta di un primo passo importante, «di una porta che si apre». Questa porta aperta - garantisce il politico bernese - non si tradurrà automatica­mente in un'ingerenza eccessiva dello Stato nelle questioni familiari, come temono invece gli oppositori al nuovo articolo. Quest'ultimi - l'UDC e una maggioranza del PLR - si interrogano in primo luogo sull'utilità del nuovo articolo. La Costituzione attuale contiene già un riferimento alla famiglia: si tratta del primo paragrafo dell'articolo 116 («la Confederazione prende in considerazione i bisogni della famiglia. Può sostenere provve­dimenti a tutela della famiglia»), ora trasferito come primo paragrafo del nuovo articolo 115. Come misure concrete, l'attuale Costituzione cita gli assegni familiari (la Confederazione può emanare prescrizioni in quest'ambito) e l'assicurazione maternità. Non esiste al momento un articolo apposito per la conciliazione tra famiglia e lavoro. Dal 2003 ad oggi tuttavia la Confederazione ha sostenuto un programma di promozione de­gli asili nido, creando - con un investimento di 234 milioni di franchi - 39.000 nuovi posti. Ma quali sono i bisogni reali? Gli unici dati risalgono al 2005: un sondaggio effettuato tra 750 genitori afferma che in Svizzera manca­no 50.000 posti di custodia per 120.000 bam­bini in età prescolare (si considera che un posto non viene occupato a tempo pieno). I promotori dell'articolo ricordano che in mol­ti Cantoni è necessario mettersi in lista d'at­tesa sin dall'inizio della gravidanza per poter ottenere un posto in un asilo nido. I contrari ribattono che un intervento esagerato dello Stato e l'eccessiva burocrazia cui è sottoposto chi vuole aprire un asilo nido non fanno che frenare il normale sviluppo di domanda-of­ferta. Difficile sapere per il momento in quali misu­re potrà tradursi il nuovo articolo. Ogni propo­sta dovrà comunque essere validata dal Parla­mento. Tra i fautori dell'articolo - in prima li­nea PPD e sinistra, cui si aggiungono PBD e Verdi liberali - le posizioni oscillano tra chi intende concedere allo Stato solo un ruolo sussidiario e chi invece non esita a parlare di un «servizio pubblico» necessario anche nella custodia dei bambini, così come esiste per le strade o la telecomunicazione. Le donne PLR invece di sovvenzioni dirette alle strutture di custodia propongono un asse­gno per i genitori, da utilizzarsi come contri­buto alle spese per un asilo nido o un'altra forma di custodia La maggioranza del PLR, contraria al nuovo articolo, punta invece su condizioni quadro più favorevoli per la crea­zione di asili nido, come pure sulla deduzione integrale delle spese per la custodia. Anche l'UDC sostiene queste proposte, tuttavia ritie­ne che la stessa somma dovrebbe poter essere dedotta anche dai genitori che custodiscono i propri figli a casa. Un'iniziativa in questo sen­so è però stata respinta recentemente dalla competente commissione del Nazionale. Ai promotori del nuovo articolo, i quali afferma­no di voler semplicemente dare libertà di scelta ai genitori senza privilegiare alcun mo­dello di famiglia, l'UDC rimprovera quindi di sostenere un unico modello: quello con en­trambi i genitori che lavorano. Ma soprattutto ciò che fa arrabbiare l'UDC è il silenzio del Consiglio federale sugli eventuali costi che il nuovo articolo potrebbe compor­tare. Il ministro Alain Berset ha spiegato che per il momento non si possono fare previsio­ni. Il comitato dei contrari ha calcolato costi che oscillano tra 4 e 12 miliardi di franchi.

PRO
MARCO ROMANO*

Rispondiamo ai bisogni della società


Nella Costi­tuzione sviz­zera manca un articolo specifico e completo a fa­vore delle fa­miglie. La fa­miglia viene citata in alcu­ni passaggi sparsi, ma senza disporre di un proprio articolo quadro. Quanto proposto è una classica norma co­stituzionale mantello, fondamen­to per una politica realizzata in collaborazione sussidiaria da Cantoni, Comuni, enti intermedi e privati cittadini. Articoli costitu­zionali di questo genere coprono numerose altre politiche: dalla congiuntura, allo sport, passando per il mondo del lavoro e la for­mazione.
Con il nuovo articolo costituzio­nale sulla politica familiare si completa una lacuna e si crea una base per una politica proatti­va, capace di rispondere ai biso­gni presenti e futuri della società. L'invecchiamento della popola­zione è una realtà e il numero di figli per coppia è in costante calo. Nel futuro prossimo la Svizzera rischia di dover sempre più fare capo all'immigrazione per di­sporre di giovani e di forza lavo­ro. Il modello di famiglia tradizio­nale è (purtroppo!) in crisi e le famiglie monoparentali sono una realtà diffusa.
Il dibattitto si è acceso nel mo­mento in cui i contrari - per mo­tivi ideologici, fondandosi su luo­ghi comuni e soprattutto su di una visione incompleta delle real­tà familiari odierne - hanno co­minciato a dipingere scenari di­storti.
Occorre assolutamente leggere i tre capoversi del nuovo articolo. Si sostiene e si promuove la liber­tà di scelta dei genitori, la respon­sabilità della coppia e del singolo di organizzare la propria vita. Nolens volens, oggi solo il 27% delle famiglie svizzere rappresen­ta il modello tradizionale di fami­glia sposata con un solo reddito; non tutti possono permetterselo. Cresce il numero di famiglie nelle quali vi è l'assoluta necessità di disporre di due redditi. Non è uno sfizio, è un bisogno, soprattutto in quelle monoparentali.
Servono quindi condizioni qua­dro e strutture (non per forza pubbliche) per garantire pari op­portunità, per conciliare la vita familiare con il lavoro o la forma­zione, per permettere ai genitori di partecipare alla vita economi­ca e di riflesso a quella sociale. Senza sostegni si creano emargi­nazione, povertà e di conseguen­za costi enormi per la comunità.
Non si arriverà tuttavia all'educa­zione di Stato, non si priveranno le famiglie della libertà di scelta, non si deresponsabilizzeranno i genitori e quindi non si distrugge­rà il modello di famiglia tradizio­nale. Nessuno sarà obbligato a portare un figlio all'asilo nido e nessuno avrà un diritto incondi­zionato ad un posto in una tale struttura. Questi argomenti pro­mossi dai contrari sono falsi e strumentali. La Svizzera ha biso­gno di una politica familiare mo­derna per garantirsi il futuro e per dare a tutti la possibilità di avere una famiglia.

* consigliere nazionale (PPD)



CONTRO
ROBERTA PANTANI*

Arriva il figlio brevettato dallo Stato


La famiglia è base ed es­senza della so­cietà. Ma c'è chi vuole ven­ga minata dall'ingerenza di mamma Confederazio­ne, che ci im­porrà come, dove e quando educare i nostri fi­gli.
Un bello stampino uguale per tut­ti, pronto a far uscire dal cilindro magico dello Stato l'educazione dei bambini e messo a punto da mam­ma Elvezia. Non da mamme e pa­pà in carne ed ossa. È questo, de facto, il senso del nuovo articolo costituzionale sulla politica fami­liare su cui saremo chiamati a vo­tare il prossimo 3 marzo. Una vi­sione del mondo che concepisce il figlio-cittadino come un soggetto da inquadrare già sin dalla più tenera età, dunque da strappare a genitori ignoranti e incapaci, per essere mandato all'asilo prima e in istituti statali di vario ordine e gra­do poi.
C'è poco da scherzare con questa proposta, perché se passasse il sì, allo Stato verrebbe delegato un po­tere immenso in un campo delica­tissimo: quello dell'educazione dei figli. E la Confederazione avrebbe la totale competenza in un ambito normalmente gestito dalla fami­glia. Almeno nel mondo libero.
Se vincessero i fautori del sì sareb­bero infatti autorità statali e fun­zionari a decidere cosa è bene e cosa non lo è per un bambino. In primo luogo mandandolo subito all'asilo, struttura di cui, insieme ai centri diurni, sarebbe dissemi­nato il territorio per far fronte al nascente congedo paternità e a modelli di lavoro decisi dallo Sta­to: un'entità che finge di voler con­ciliare le esigenze professionali dei genitori con quelle dei figli, ma che in realtà mira a tutt'altro. Ad un modello di società con il controllo dello Stato sempre più presente, a un'economia pianificata e all'an­nientamento degli asili nido priva­ti.
Come se non bastasse, il progetto messo a punto costerebbe svariati miliardi di franchi. Fossero ben spesi, se ne potrebbe discutere, ma scialacquare denaro pubblico per dare i propri figli in mano a terzi e ottemperare un «concetto pedago­gico» messo a punto dallo Stato è un attentato alla famiglia e alle più elementari concezioni liberali.
I fautori della nuova legge parlano di un'idilliaca conciliazione tra educazione dei figli, famiglie e la­voro dei genitori. In realtà, si trat­ta dell'annullamento puro e sem­plice della responsabilità e delle scelte individuali e della sfera pri­vata di un nucleo familiare come lo conosciamo oggi. Sintomatico, poi, è che i favorevoli a questa ini­ziativa spesso non hanno figli e neppure famiglia.
Infine, se dovessero prevalere i sì, la Confederazione metterà becco anche nell'autonomia di Cantoni e Comuni, che saranno tenuti solo a ripianare i costi provocati da altri. Si è sempre detto, in Svizzera e nel mondo occidentale, che lo Stato deve rimanere fuori dalla camera da letto. Per gli stessi, identici mo­tivi, anche quando si parla di edu­cazione sarebbe bene rimanesse fuori anche dalla porta di casa.

* consigliera nazionale (Lega)



Da: La regione 9.2.13 pag 36

Berlino – Gli opposti non si attraggono e il segreto per una vita di coppia felice e duratura è essere compatibili, ovvero avere personalità simili. Lo dimostra uno studio della durata di cinque anni che ha coinvolto quasi 5000 coppie, mettendo fine ad un luogo comune sui rapporti di coppia. È emerso semmai che le coppie “scoppiano” nel giro di cinque anni se i partner da cui sono formate hanno personalità poco compatibili.

Psicologi del Leibniz Institute for the Social Sciences, Mannheim, hanno raccolto informazioni sulla personalità di lui e lei in quasi 5000 coppie, informazioni su quanto queste personalità fossero in armonia tra loro e poi quali cambiamenti subivano nel corso dei cinque anni.

È emerso che le coppie non scoppiate a distanza di cinque anni erano formate da partner tra loro compatibili e che, invece, le unioni naufragate entro il quinquennio erano caratterizzate da partner con personalità poco armoniche; per di più la compatibilità degli innamorati che si sono separati nell’arco dei cinque anni è risultata addirittura ristretta nel corso del quinquennio, cioè si è registrato persino un allontanamento, una riduzione della corrispondenza iniziale tra lui e lei.

 

Da: CdT 25.1.13 pag 7

Votazioni «No ai figli di Stato»
Un comitato interpartitico si oppone al nuovo articolo costituzionale sulla famiglia

Composto soprattutto da UDC e PLR , paventa centralizzazione e costi astronomici


Gli oppositori al nuovo articolo costituzionale sulla famiglia, su cui si voterà il 3 marzo, sono scesi in cam­po ieri a Berna. Nella sua campagna, il «Comitato interpartitico contro la statalizzazione dei bambini» presen­ta un'insegna raffigurante un bebè in lacrime, marchiato all'orecchio co­me una mucca, con un'etichetta con la dicitura «CH 2013». Sotto, la do­manda: «Bambini statalizzati?».
«Solo i genitori sanno ciò che è buo­no per i loro figli», ha esclamato da­vanti alla stampa la consigliera na­zionale
Nadja Pieren (UDC). Geren­te di un asilo nido privato, la co-pre­sidente del comitato non contesta l'importanza dei centri di accoglien­za extrafamiliari, ma non vuole che la Confederazione imponga un mo­dello familiare, statalizzando i bam­bini. «L'intervento dello Stato», ha dichiarato il consigliere nazionale Filippo Leutenegger (PLR), «soffo­cherà un sistema che funziona. Nella città di Zurigo solo tre istituti privati sono sopravvissuti da quando i pote­ri pubblici sussidiano i posti negli asili nido. L'iniziativa scoraggerà il lavoro familiare di volontariato, im­portante pilastro in Svizzera. Accet­tarla significa scoprire un vaso di Pandora». Leutenegger ha poi sotto­lineato che «il Parlamento è sempre disposto ad accettare disposizioni in favore della famiglia, anche se non servono a quest'ultima».
Il nuovo articolo costituzionale pre­vede che la Confederazione e i can­toni promuovano la conciliabilità tra la famiglia e l'esercizio di un'attività lucrativa o la formazione. Obblighe­rebbe soprattutto i Cantoni a provve­dere a un'offerta appropriata di strutture diurne complementari alla famiglia e parascolastiche. La Confe­derazione potrebbe intervenire ove gli sforzi dei cantoni o di terzi non bastassero. «Si tratta di una formula­zione troppo ampia che potrebbe comportare un'estensione dello Sta­to sociale» la cui fattura, ha afferma­to il direttore dell'
Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) Hans-Ulrich Bibler «potrebbe sfiorare i 12 miliardi l'anno». A suo avviso infatti una volta che il testo sarà stato adot­tato, certuni rivendicheranno il con­gedo parentale generalizzato, ossia l'introduzione di un congedo di pa­ternità, il cui costo è stimato in 1,2 miliardi annui. A questi se ne ag­giungerebbero 7,6 per la custodia extrascolastica in tutto il Paese dei bambini tra i 5 e i 15 anni e altri 3,2 per gli asili nido destinati ai bimbi fi­no ai 4 anni. Bigler ha comunque poi ammesso che si tratta di una valuta­zione «assai ampia».
Jean-Hugues Busslinger del
Centre patronal si è chiesto chi definirà i criteri d'intervento della Confedera­zione. Affinché Berna possa adottare o sostenere provvedimenti propri o emanare principi destinati ai canto­ni, il Parlamento dovrà dapprima di­sciplinare i dettagli in una legge fe­derale, contro la quale potrà essere chiesto il referendum. A suo modo di vedere il trasferimento di poteri a Berna sarebbe paradossale visto e considerato che nel Cantone di Vaud, per esempio, la Confederazio­ne assume soltanto l'1,4% dei costi di custodia dei bambini. Di conse­guenza, i primi a farne le spese sa­ranno i contribuenti.
Il comitato, che riunisce una mag­gioranza del gruppo UDC alle Came­re e un manipolo di deputati del PLR, è dunque contrario a «un assegno in bianco per una politica familiare dai costi astronomici».




IL CARTELLONE Una campagna-choc: un bebè in lacrime, marchiato all'orecchio come una mucca, con un'etichetta con la dicitura «CH 2013». «Figli di Stato?» - dice la domanda -. Un «NO» rosso e cubitale è la risposta. (Foto Keystone)

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