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Da: Mattino della domenica, "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri" 3.3.13 pag 28

Il Movimento Papageno raccomanda di respingere l'articolo costituzionale sulla politica familiare

Oltre il 60% dei matrimoni finisce con un divorzio; un quinto dei figli ha genitori non coniu-gati. Questi dati impongono una politica fami­liare e un diritto di famiglia e del di­vorzio al passo coi tempi. La bigenitorialità deve essere favorita al fine che i figli, nonostante la se­para- zione o il divorzio dei loro ge­nitori, continuino ad avere paritari rapporti con entrambi i geni-tori. Noi siamo convinti che un simile ar­ticolo darà maggiore potere ai ser­vizi sociali e allo Stato di entrare nelle famiglie e di trovare pretesti per disgregarle, per il presunto e de­cantato 'bene dei minori'. Rappre­senterà una porta aperta per far entrare completamente lo Stato nel­le famiglie; già ora si vedono i disa­stri e le scie di sangue che lasciano gli interventi dei servi-zi sociali e delle autorità di protezione nelle no­stre famiglie. Siamo già assoluta­mente contrari alla politica familiare attuale la quale preme per una pro­gressiva “esternalizzazione” della educazione e dell’accudimento dei bambini anche piccoli (0-3 anni), e pure contro la centra-lizzazione e l’aumento di potere decisionale.

Questo articolo costituzionale non farà che aumentare esponenzial­mente questa già marcata tendenza, e sarà di ostacolo alla custodia alter­nata dei figli di genitori separati e/o divorziati: le madri approfitteranno delle opportunità offerte loro dallo Stato di depositare i figli negli asili nido o negli istituti anziché permet­tere ai padri di occuparsene. I padri continueranno a pagare alle madri contributi alimentari spropositati coi quali queste ultime pagheranno le rette degli asili nidi. Per i padri, oltre il danno la beffa: i figli continue­ranno come oggi ad essere loro ne­gati dalle madri, col sostegno dei pretori e delle ARP! Inoltre, se andrà in porto la folle proposta della CF Simonetta Sommaruga di calcolare gli alimenti dei figli sulla base del loro fabbisogno e non sulle effettive entrate economiche dei padri, sarà decretata la fine per la pa-ternità!

I costi a carico della collettività lie­viteranno a favore degli operatori sociali e istituzionali coinvolti. Si darà inoltre l'opportunità a questi ul­timi di effettuare annunci spontanei alle auto-rità di protezione e ai ser­vizi sociali statali con la conse­guenza che si creerà maggior 'lavoro' alla fabbrica dei divorzi e delle separazioni (servizi sociali, psicologi, Autorità di protezione, curatori, avvocati, Preture, ecc.). Si instaurerà una spirale senza fine in cui il bene dei figli (come già spesso accade oggi) sarà la giustificazione per creare posti di lavoro nel sociale e nel contenzioso familiare. I costi materiali e le ripercussioni negative emotive e sociali per i cittadini sa­ranno enormi.

Fino a quando il diritto di famiglia e la giurisprudenza nei casi di sepa­razione e divorzio non cambieranno in direzione d'un più grande rispetto e d'una più alta considerazione del ruolo paterno, garantendo parità di trattamento fra uomo e donna, tra padre e madre, anche mediante un affido il più possibile paritetico e condiviso (per realizzare la 'Bigeni­torialità'), e l'osser-vanza dei trattati CEDU sottoscritti pure dalla Sviz­zera nel lontano 1989, è fortemente consi-gliabile non decidersi in fa­vore della paternità e dunque, quan­tomeno momentaneamente, ri-nunciarvi. Infatti, il padre che mette al mondo un figlio oggi, ha molte probabilità di non po-terlo veder crescere, accudirlo, educarlo, istruirlo, all'interno di una relazione sana, autentica, naturale e spontanea quale dovrebbe essere.

È imperativo che la politica fami­liare della confederazione venga in­teramente rivista dai poli-tici e che poggi su ben altre basi: la bigenito­rialità e la custodia alternata tra i ge­nitori separati o divorziati che rappresentano il 70% della popola­zione, per il vero bene dei minori!

Dunque: NO al nuovo articolo costi­tuzionale sulla politica familiare!

Contatto:





Da: Mattino, 17.2.13

L'Associazione genitori non affidatari (AGNA) raccomanda di approvare l'articolo costituzionale sulla politica familiare

La nuova disposizione incarica Confe­derazione e Cantoni di promuovere la conciliabilità tra famiglia e profes­sione. Ai Cantoni è dato il compito di provvedere a un'offerta appropriata di posti di custodia complementare alla famiglia o alla scuola A dire il vero, in Ticino è dal 2003 che la legge per le famiglie, con il suo arti­colo 7 oltre agli asili nido promuove anche altre attività di accoglienza com­plementari alla famiglia e alla scuola, finalizzate a sostenere i genitori nel conciliare famiglia e lavoro.

Si tratta di centri che organizzano atti­vità extrascolastiche, regolarmente du­rante tutto l'anno civile che coprono cu­mulativamente tutti i momenti della giornata al di fuori dell'orario e del pe­riodo scolastico e che si indirizzano prevalentemente a minorenni di età in­feriore ai 15 anni. Queste strutture sa­rebbero utilissime per le famiglie con i genitori separati o divorziati con redditi medio bassi, che, come dimostrano le statistiche, non sono poche. Facilite­rebbero ad esempio l'affido congiunto. Ma a tutt'oggi questo servizio, salvo pochissime lodevoli eccezioni, non viene preso nelle dovuta cosiderazione ne dagli enti pubblici ne dalle aziende private.

Ancorare nella costituzione svizzera il principio della conciliabilità tra fa­miglia e professione, sarebbe un ot­timo stimolo per la loro introduzione.

Dunque: Sì al nuovo articolo costitu­zionale per le famiglie!

PIETRO VANETTI PRESIDENTI AGNA

NO al nuovo articolo costituzionale per le famiglie!

Chiasso, 22.2.2013

Oltre il 60% dei matrimoni finisce con un divorzio; un quinto dei figli ha genitori non coniugati. Questi dati impongono una politica familiare e un diritto di famiglia e del divorzio al passo coi tempi. La bigenitorialità deve essere favorita al fine che i figli, nonostante la separazione o il divorzio dei loro genitori, continuino ad avere paritari rapporti con entrambi i genitori. Noi siamo convinti che un simile articolo darà maggiore potere ai servizi sociali e allo Stato di entrare nelle famiglie e di trovare pretesti per disgregarle, per il presunto e decantato "bene dei minori".

L'articolo 115a cpv 1 "Nell'adempimento dei suoi compiti la Confederazione prende in considerazione i bisogni della famiglia. Può sostenere provvedimenti a tutela della famiglia" rappresenterà una porta aperta per far entrare lo Stato completamente nelle famiglie; già ora si vedono i disastri e le scie di sangue che lasciano gli interventi dei servizi sociali e delle autorità di protezione nelle nostre famiglie. Siamo già assolutamente contrari alla politica familiare attuale la quale preme per una progressiva “esternalizzazione” della educazione e dell’accudimento dei bambini anche piccoli (0-3 anni), e pure contro la centralizzazione e l’aumento di potere decisionale.

Questo articolo costituzionale non farà che aumentare esponenzialmente questa già marcata tendenza, e sarà di ostacolo alla custodia alternata dei figli di genitori separati/divorziati: le madri approfitteranno delle opportunità offerte loro dallo Stato di depositare i figli negli asili nido o negli istituti anziché permettere ai padri di occuparsene.

I costi sociali lieviteranno a favore degli operatori sociali e istituzionali coinvolti. Si darà inoltre l'oppurtunità a questi ultimi di effettuare annunci spontanei alle autorità di protezione e ai servizi sociali statali con la conseguenza che si creerà maggior "lavoro" alla fabbrica dei divorzi e delle separazioni (servizi sociali, psicologi, autorità di protezione, curatori, avvocati, ecc.). I costi materiali e le ripercussioni emotive e sociali negative per i cittadini saranno enormi.

Dunque: NO al nuovo articolo costituzionale per le famiglie!

Il comitato del movimento Papageno

Da: CdT 29.1.13 pag 7

Votazioni

"Più benefici che costi"

Sono scesi in campo i fautori del nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare

«Aiutare ad armonizzare figli e lavoro è benefico sia economicamente sia socialmente»


I fautori del nuovo articolo costituziona­le sulla politica familiare sono scesi in campo ieri a Berna in vista della votazione del 3 marzo. A loro avviso incoraggiare l'armonizzazione tra la vita familiare e professionale è benefico sia dal punto di vista economico sia fiscale e sociale.
Il Comitato «Sì alla famiglia» raggruppa PPD, PS, Verdi, Verdi liberali, PBD e PEV. Solo l'UDC manca all'appello, mentre il PLR, che non ha ancora deciso la parola d'ordine per le votazioni, è presente solo con la sua sezione femminile.
Ancorare la politica familiare nella Costi­tuzione darà più benefici che costi. I fauto­ri sono insorti contro le affermazioni allar­mistiche degli oppositori, secondo i quali l'articolo costituzionale statalizzerà i figli e costerà circa 12 miliardi».
«Tutto ciò è falso!», ha esclamato il consi­gliere nazionale
Christian van Singer (Verdi): lo Stato non ha né la volontà, né il diritto di immischiarsi nella sfera privata delle famiglie. Inoltre è impossibile quan­tificare oggi i costi che l'articolo potrebbe comportare; tutto dipenderà dall'applica­zione concreta, ha affermato la consigliera agli Stati Pascale Bruderer (PS). Il testo prevede infatti solo che la Confederazione e i Cantoni devono incoraggiare misure per conciliare la vita familiare con quella professionale o una formazione, garanten­do un'offerta appropriata di asili nido e strutture parascolastiche.
Le necessità delle famiglie sono notevol­mente cambiate negli ultimi decenni: in numerosi casi entrambi i genitori sono obbligati a lavorare. Oggi però mancano in Svizzera 125.000 posti di custodia. Il pro­blema è particolarmente acuto nella Sviz­zera tedesca e nelle regioni rurali, mentre le città e la Svizzera latina sono general­mente ben dotate, ha rilevato la consiglie­ra agli Stati
Christine Egerszegi (PLR). Il nuovo articolo sulla politica familiare get­terà la base per migliorare la situazione.
È pure assurdo sborsare somme conside­revoli per la formazione di donne (500.000 franchi per un medico) che poi dovranno restare a casa perché mancano i centri in cui sistemare i figli, ha rimarcato la consi­gliera nazionale
Tiana Moser ( PVL).
La Costituzione federale regola quasi tutti gli ambiti, dalla protezione delle torbiere all'incoraggiamento della produzione ci­nematografica. Tuttavia «non vi è pratica­mente nulla sulla famiglia», ha deplorato
Norbert Hochreutener (PPD), autore dell'iniziativa parlamentare che ha porta­to al nuovo articolo. È tempo che Confede­razione e Cantoni sostengano le famiglie con prole nei fatti, non solo a parole.





IL CAMBIAMENTO Secondo i favorevoli è tempo che Confederazione e Cantoni sostengano le famiglie con prole nei fatti, non solo a parole.
(Foto Keystone)

Da: CdT 9.2.13 pag 36

Test

Cervello lento coppia stabile

Nuovo metodo per stabilire compatibilità e durata di una relazione


Hai appena conosciuto una poten­ziale anima gemella e vuoi sapere su­bito se l'amore che arde nei vostri cuori è un fuoco di paglia o una «fiamma perenne» che non si consuma mai? Il modo c'è, innanzitutto un «test di compatibilità» per vedere quanto le vostre personalità sono in armonia, e poi un'occhiata al vostro cervello inna­morato quando la storia è appena ini­ziata.

Affiatamento iniziale e previsione di cinque anni

Infatti, uno studio pubblicato sulla ri­vista Personality and Individual Diffe­rences da Beatrice Rammstedt del GE­SIS Leibniz Institute for the Social Sciences, Mannheim in Germania, ha dimostrato che è possibile prevedere se una coppia durerà almeno cinque anni dal grado di affiatamento iniziale delle personalità dei due partner. Mentre un altro, condotto da Xiao­
meng Xu del dipartimento di psicolo­gia della Stony Brook University in USA e pubblicato sulla rivista Neuroscience Letters, mostra che il modo in cui si at­tivano certe aree del cervello all'inizio di una relazione permette di predire se la coppia funzionerà e se i due staran­no ancora insieme dopo 40 mesi.
Analizzati i tratti della personalità dei partner

La Rammstedt ha inizialmente esami­nato con dei test ad hoc certi tratti della personalità di partner di 7000 coppie per vedere il grado di affiatamento del­le personalità di lui e lei. Poi di queste coppie quasi 5.000 sono state coinvolte in una ricerca durata cinque anni; ob­biettivo vedere quali coppie sopravvi­vevano dopo un quinquennio e se la stabilità della coppia fosse collegabile alla corrispondenza di personalità tra i partner.
Ma non solo questo è risultato vero, e
cioè le coppie «scoppiate» dopo cinque anni erano le meno compatibili in ter­mini di personalità dei partner, ma le coppie rotte mostravano anche una ri­duzione ulteriore della compatibilità iniziale.
Risonanza magnetica a tre anni dal primo incontro

Nello studio americano, invece, è emerso che la stabilità di una coppia a oltre tre anni dall'incontro di lui e lei, si può predire osservando il cervello dei partner con la risonanza magnetica.
È inoltre emerso che una condizione di ridotta attività neurale in certe aree cerebrali all'inizio della relazione cor­rela con la stabilità della coppia a 40 mesi.
La scienza e la psicologia stanno sve­lando, quindi, i presupposti per un amore eterno e chissà che un giorno non aiutino a trovare l'anima gemella «senza margine di errore».

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