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Da non credere! Hai ragione? Paghi lo stesso! Le scandalose sentenze del Tribunale d’appello

Da: Mattino della Domenica, 23.1.11, pag 15

Il Cantone sbaglia, provoca danni e non paga nulla, mentre il cittadino, che ha ragione, deve pagare! Al proposito, la sentenza della seconda camera civile del Tribunale d’appello, presieduta dalla giudice Epiney-Colombo (uella!), è semplicemente vergognosa. Vi si legge infatti: «Certo, la non esecuzione del sopralluogo può apparire discutibile – e a posteriori si è rivelata anche errata – perché l’ispezione diretta avrebbe evidenziato incongruenze tra la documentazione in atti e la reale situazione dei luoghi e dei lavori in discussione, poi rilevate dal Tribunale amministrativo. Non è tuttavia possibile rimproverare al Servizio dei ricorsi una grave violazione dei suoi doveri d’ufficio nel non avervi dato seguito».

Avere ragione su tutta la linea e prenderla costantemente “in quel posto”. Con sentenze di tutte le istanze giudiziarie che continuano a coprire l’errore grossolano, commesso dai servizi cantonali.

E’ il caso della famiglia M. (figlio e genitori anziani, il padre ultranovantenne), proprietari di una casa in Valcolla, il cui calvario è iniziato dieci anni fa, proprio nei lavori di costruzione della casa in questione. Una vicenda su cui da queste colonne abbiamo avuto più volte modo di riferire, l’ultima nel luglio scorso.

Accadde dunque che durante l’edificazione della casa, nel settembre 2002, la famiglia M. si vide bloccare dal Comune di Valcolla i lavori di costruzione del garage. Secondo il Comune, infatti, il garage invadeva la proprietà comunale. Ma la realtà era ben diversa. Anzi, diametralmente opposta. Non è il garage della famiglia M. ad invadere la strada comunale, ma la strada comunale che è stata abusivamente spostata sulla proprietà M.

La strada – e i piani parlano chiaro - è infatti stata spostata per fare spazio ai parcheggi abusivi creati sulla loro proprietà dai dirimpettai degli M, congiunti del sindaco. A seguito di questo spostamento, la strada comunale si trova ad invadere il garage M, cui i proprietari non possono mettere la porta, e al cui interno il Comune ha addirittura piazzato una caditoia, dove confluisce l’acqua raccolta da sei altre caditoie piazzate più a nord.

A ciò si aggiunge la sottrazione, da parte del Comune, anche di un’altra striscia di terreno, posta a nord dell’abitazione degli M.

Questa la situazione attuale. Ma torniamo al settembre del 2002 e al blocco dei lavori di costruzione del garage. Lo stop ai lavori venne decretato dal Comune sulla base di una panzana manifesta: ossia che il garage invadeva la strada comunale. Ma il Cantone lo confermò senza alcuna verifica. Quando sarebbe bastato un sopralluogo per rendersi conto che la tesi comunale non stava né in cielo né in terra. Ed infatti il Tribunale cantonale amministrativo ha stabilito che il fermo dei lavori è avvenuto in modo del tutto illecito. Quindi è accertato che gli M. avevano ragione, e alla grande. Già, solo che lo stop illecito, tirando le somme, ha provocato alla famiglia M. costi di 20mila Fr. Visto che questo danno è stato causato dal Cantone – che, con grave negligenza, ha confermato uno stop ai lavori completamente campato in aria senza svolgere le doverose verifiche - gli M. hanno chiesto che il Cantone rifondesse loro i 20mila Fr di danno. E la risposta è stata: ciccia!! Il Cantone sbaglia, provoca danni e non paga nulla, mentre il cittadino, che ha ragione, deve pagare! Al proposito, la sentenza della seconda camera civile del Tribunale d’appello, presieduta dalla giudice Epiney-Colombo (uella!), è semplicemente vergognosa. Vi si legge infatti: «Certo, la non esecuzione del sopralluogo può apparire discutibile – e a posteriori si è rivelata anche errata – perché l’ispezione diretta avrebbe evidenziato incongruenze tra la documentazione in atti e la reale situazione dei luoghi e dei lavori in discussione, poi rilevate dal Tribunale amministrativo. Non è tuttavia possibile rimproverare al Servizio dei ricorsi una grave violazione dei suoi doveri d’ufficio nel non avervi dato seguito».

Questo allucinante passaggio non necessita di ulteriori commenti. Il suo significato è fin troppo chiaro. Il cittadino, che ha ragione, rimane cornuto e mazziato. E – soprattutto - con le fatture da pagare. Tutto per la grave negligenza dei funzionari cantonali con i piedi al caldo e il posto di lavoro sicuro, che non si degnano nemmeno di esperire dei sopralluoghi prima di confermare degli stop a dei lavori di costruzione!

E non è ancora finita perché il Tribunale federale, cavillando ad oltranza ed arrampicandosi sui vetri, non ha trovato di meglio che dichiarare inammissibile il ricorso presentato dalla famiglia M. Ecco cosa succede in questo Cantone ad avere ragione! Fregati su tutta la linea! Questo è il livello della “giustizia” ticinese!

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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