Fabrizio Adornato, Maresciallo dell’Arma al nono giorno di sciopero della fame, ha avuto un malore in strada. Ricoverato al Policlinico Umberto I, è sottoposto ad una terapia di ripristino dei liquidi e degli zuccheri. I sanitari consigliano il ricovero in osservazione, ma Fabrizio - sebbene molto indebolito - è determinato a firmare per essere dimesso. Chiede di poter vedere la figlia, chiede di non essere cancellato dalla vita della sua bambina. Se non potrà avere giustizia è deciso a lasciarsi morire.
Parole dure, le sue, parole terribili: “so di avvicinarmi al punto di non-ritorno, so che gli organi interni si stanno deteriorando, so che la debilitazione prolungata può causare danni irreversibili… lo sapevo anche prima di partire da Genova, al momento in cui ho deciso di lasciarmi morire se non potrò avere giustizia”.
Lo sciopero della fame ad oltranza non lo spaventa, come non lo spaventano le peggiori conseguenze che ne possono derivare.
“Mi hanno già ucciso certi magistrati, se mi rassegnassi a subire sarei già adesso un morto che cammina. Possono ammazzarmi, ma non possono togliermi la dignità e l’orgoglio di voler essere padre, contro tutto e contro tutti”.
Lo ascolti parlare e non ci credi… Non è possibile che si possa accettare la morte con tanta lucida consapevolezza. Quali vessazioni, quale cronica mancanza di alternative possono spingere uno stimato servitore della giustizia a dichiarare che la mancanza di giustizia lo sta uccidendo?
La storia di Fabrizio Adornato, maresciallo dei Carabinieri ma prima ancora padre separato, è consultabile al blog www.eremita65.blogspot.com
Contatto diretto Fabrizio Adornato - 3313613354.


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